Ritratto di Andrea Caramanna
Autore Andrea Caramanna :: 1 Settembre 2016
Orecchie

Recensione di Orecchie che non vogliono ascoltare, ottima prova di Alessandro Aronadio su una commedia che cita tanto Antonioni, Ferreri, Bellocchio e Tognazzi. Presentata a Venezia sezione Biennale College

Se si usa una parte del corpo, le orecchie, per intitolare un film, già viene voglia di seguire quella tortuosa strada dell’esistenza rappresentata al cinema che va da Michelangelo Antonioni a Marco Bellocchio passando per Ugo Tognazzi e Marco Ferreri.

Presto detto che non c’è bisogno di considerare questa traccia come qualcosa di particolarmente “colto” sempre dal solo punto di vista cinefilo. Antonioni raccontava il silenzio e il Daniele Parisi, centrato alla perfezione nel suo personaggio, è uno che non ha voglia più di sentire il mondo esterno. Per questo un orecchio comincia a fischiare…

L’incomunicabilità tormentone di Antonioni è fatta proprio di quei silenzi, che sono la rinuncia all’apertura, al dialogo. Non a caso qui Aronadio deve giocoforza concentrarsi sui volti con primi piani qualche volta fissi, per cercare le espressioni che diventano poi caratteristica stilistica del film. Anche il bianco e nero appare necessario per questa rigorosa coreografia, che deve condurre lo spettatore a una concentrazione sui personaggi e sulle vicende narrative.

Il nostro caro protagonista presenta un fischio, questa volta non al naso come quello di Tognazzi, ma è chiaro che andiamo presto dalle parti del famoso racconto di Dino Buzzati, “Sette piani”, quando inizia la trafila burocratica ed il rimpallo dei reparti medici.

Il sarcasmo surreal grottesco alla Marco Ferreri risalta nella ripetuta impossibilità di procedere se non verso la morte e nelle digressioni che spesso fanno eccitare di fronte a piccoli film che si aprono su voragini di senso: in questa prospettiva Aronadio vince la scommessa di un cinema che ancora si può fare con attori e pochi ambienti, paesaggi riconoscibilissimi come Roma che però non diventano mai cartoline per turisti.

Aronadio sembra voler salvare il suo personaggio, anche dai percorsi dell’indimenticabile Sergio Castellitto (col quale Parisi si può certo apparentare per molti tratti) ne L’ora di religione di Bellocchio.

Percorso anche ovvio visto che all’inizio abbiamo due suore che invadono lo spazio domestico e poi una finisce all’ospedale imbottita di legnate ed un prete come Rocco Papaleo che è pronto a spifferare che il 50% della Bibbia sono cazzate, anche se usa parole più morbide: “allegorie”.

L’opposizione tra ragione e fede appare sempre più inutile, soprattutto se il sentimento diventa più che altro un gelido atteggiamento dell’anima che si ostina a non accettare il mondo così com’è. Giuste a proposito le varie citazioni, anche se alla fine sono sempre più affascinanti quelle visive e quelle di situazione, selfies compresi.

Cast più che mai in buona forma, su tutti Daniele Parisi e Rocco Papaleo, i più convincenti di tutto il gruppo di interpreti.

Voto della redazione: 

4

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