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Autore Andrea Caramanna :: 13 Febbraio 2021

Facebook censura un account che posta "Quinto Potere", famoso cult diretto da Sidney Lumet contro il potere della TV. Il famoso social media ha adottato un comportamento davvero al limite delle regole di una società che si autodefinisce democratica

Quinto potere

Facebook censura un account che posta "Quinto Potere", famoso cult diretto da Sidney Lumet contro il potere della TV. Il famoso social media ha adottato un comportamento davvero al limite delle regole di una società che si autodefinisce democratica.

Sotto trovate il video di Marco Arcidiacono che confessa il suo stupore nello scoprire che il video che conteneva quel brano del famoso film Quinto Potere non rispettava le regole di Facebook in MATERIA DI DISINFORMAZIONE SUL COVID19.

Come può essere avvenuta questa associazione? Di solito il reclamo dei grandi contenitori di video e audio si preoccupa tutt'al più per diritti di copyright. Ma questo non può essere un errore, o almeno se lo fosse sarebbe un errore troppo grossolano per essere credibile...

La sensazione è che i giganti social media e you tube negli ultimi mesi stiano facendo una colossare opera di ripulitura di qualsiasi contenuto scomodo, almeno dal punto di vista di un nuovo regime che si sta spingendo a controllare ogni tipo di contenuto anche se datato come quello sopra. Infatti, nel caso di Quinto Potere, si possono dire tante cose. La prima che viene in mente è che il film è un punto di riferimento assoluto e non solo in campo cinematografico che stigmatizzava in quel periodo - siamo negli anni settanta - lo strapotere delle TV.

Dobbiamo considerare che negli States i colossi della televisione erano già presenti da più di una ventina di anni, mentre in altri paesi come l'Italia, soltanto negli anni ottanta assistiamo a una espansione del mezzo televisivo, col noto fenomeno delle antenne locali, che vede anche la crescita di un polo alternativo alla televisione pubblica, la RAI, con le reti Fininvest, Canale 5, Italia 1 e Rete 4. La televisione diventava così una presenza capillare in ogni territorio, mentre i network compresa la RAI continuavano quel processo di politicizzazione che le avrebbe portato ad esprimere delle chiare posizioni politiche. La Rai con tre canali che corrispondevano più o meno ai partiti di centro (DC, democrazia cristiana) e sinistra (partito socialista e comunista), mentre Silvio Berlusconi grazie alle sue reti cominciava a promuovere uno schieramento nuovo, Forza Italia, che potremmo considerare di destra liberale.

In Italia arriva anche "prematuramente" il film di Sidney Lumet alla fine dei Settanta; in originale si intitola Network. Per il pubblico italiano sarebbe stato incomprensibile questo titolo, peraltro derivato dal romanzo omonimo di Paddy Chayefsky. Ma il fatto di titolarlo "quinto potere" è senz'altro illuminante, perché si fa diretto riferimento alla classificazione dei poteri nei nuovi media. Non è, infatti, un caso che Quinto Potere arriva dopo il capolavoro di Orson Welles Quarto Potere, che neanche si intitolava così, bensì Citizen Kane. Ma i due titoli italiani coglievano così l'avvicendarsi dei poteri mediatici. Prima la stampa, e poi la radio e la televisione. 

Il film di Sidney Lumet fu accolto bene dal pubblico, e dai giurati dell'Academy che lo premiarono con 4 Oscar, se questo può valere. La critica si divise e una buona parte per lo più lo stroncò, accusandolo di superficialità. Di seguito un passo dimenticato dalla critica di Giuseppe Turroni in "Americana 3", che dimostra tutto il giudizio negativo sul regista: Network (1976) è un'ulteriore dimostrazione della scarsa inventiva filmica di un regista americano, Sidney Lumet, molto sopravvalutato dalla critica internazionale. Lumet sceglie solitamente soggetti interessanti, di piglio "moderno", ma a differenza di quel che succede a Hollywood con "mestieranti" in grado di andare oltre la materia... Lumet si ferma allo stadio della sceneggiatura.

Sotto la testimonianza di Marco Arcidiacono, che commenta la censura subita su Facebook

Il brano del film censurato contenente la celebre performance di Peter Finch, attore che ottenne all'epoca l'Oscar

Il giudizio dello sceneggiatore Roberto Leoni

Il trailer originale del fim

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