Ritratto di Enrico Bulleri
Autore Enrico Bulleri :: 18 Luglio 2019
“Ai Confini della Realtà”(2019), creata da Rod Serling, presentata da Jordan Peele

“Ai Confini della Realtà”(The Twilight Zone)(Usa 2019)(Miniserie tv)(10 episodi)

“Ai Confini della Realtà”(The Twilight Zone)(2019)(Miniserie tv)(10 episodi)Rod Serling, Jordan Peele

Recensione della nuova e ultra ''politicamente corretta'' miniserie ''reboot'' 2019 del leggendario franchise ''The Twilight Zone'' creato dallo sceneggiatore Rod Serling nel 1959. 10 nuovi episodi da ca. 55' scritti e presentati da Jordan Peele

La nuova miniserie tv di “Ai Confini della Realtà”(The Twilight Zone) sceneggiata dal lanciatissimo scrittore e regista nero Jordan Peele, è la dimostrazione pratica di tutto ciò che oggi predomina nella propaganda ideologica del cinema e della tv americane, almeno quelle maggiormente mainstream.  10 episodi di circa 55’ l’uno sono la struttura dei questo nuovo “remake” andato in onda da aprile negli Stati Uniti e adesso da noi, della leggendaria serie originaria in B/N, prodotta dalla CBS e andata in onda tra il 1959 e il 1964, creata e sceneggiata dal parimenti leggendario Rod Serling, che presentava ogni episodio come Jordan Peele fa in questa nuovissima miniserie. Quarta in ordine di rifacimento, dopo quella a colori tra 1985 e 1987, dagli episodi memorabili e realizzati anche da grandissimi registi come William Friedkin, Joe Dante, Wes Craven, ecc., , e quella del 2002 presentata dal Premio Oscar Forrest Whitaker, la quale non ebbe un gran riscontro di pubblico né critico, tant’è che in Italia non ci arrivò mai, né venne doppiata. Non si può non citare anche il lungometraggio a tre episodi intitolato proprio “Ai Confini della Realtà- The Twilight Zone” (1983), diretto da Steven Spielberg, John Landis, George Miller e Joe Dante.

Bisogna dire che già nella serie classica degli anni sessanta i temi delle allora cruciali negli Stati Uniti “battaglie per i diritti civili”, erano sotto forma di ardite parabole molto presenti e sentite, dall’autore liberal e “progressista”, Rod Serling, ma qui Jordan Peele esagera, come nei suoi film di successo “Scappa- Get Out”(2017) addirittura candidato all’Oscar,  e “Noi”(Us)(2018), da poco usciti nei cinema. Peele assieme all’altro produttore esecutivo Simon Kinberg, hanno fatto di questi dieci episodi quanto di più ripetitivo e scontato nell’enunciazione del politicamente corretto oggi predominante, senza le sfumature di grigi e neri che avevano le note parabole e metafore sui temi sociali, delle sceneggiature di Rod Serling, ma neanche della serie a colori degli anni ’80. Peele crede di fare metafora qui come nei suoi film, ma in pratica fa anche lui solo propaganda, come già fa del resto da almeno un quindicennio, l’80% della tv e del cinema americani. Basti dire che per bocca dello stesso Peele uno dei “remake” di episodi classici come “Terrore ad alta quota” (reso in maniera inconcludente e dispersiva nella seconda metà dei suoi 55 minuti), si concentrerà sulla “minaccia molto reale” della “mascolinità tossica”, come definita con termine tipicamente americano, ovvero un qualcosa su cui la propaganda mediatica e dell’informazione spinge decisamente da anni attraverso le notizie di cronaca nera, ma niente che rappresenti davvero un’emergenza rispetto alle cifre e alle statistiche risalenti, di 40 anni fa. Non c’è poi da stupirsi per tutti gli altri episodi che in qualche modo contengono bianchi razzisti, grassi e sudaticci, psicopatici di loro e dai molti problemi irrisolti, che perseguitano neri benestanti e dalle belle auto, e dalle belle vite di felice risoluzione, grazie al loro impegno  negli studi e nel lavoro. Niente di cui stupirsi infatti, dato che Jordan Peele è nero, e appartiene alla schiera di quei registi miliardari e di colore di Hollywood che fanno una propaganda multiculturalistica sotto le apparenze dell’allegoria -di cui però non sono certo dei maestri come lo furono Serling o George Romero e John Carpenter, per far arrivare il messaggio che quasi tutti i bianchi siano cattivi, rozzi, ignoranti, e che ovviamente votino per quell’usurpatore suprematista di Trump, portatori tutti di chissà quali nequizie e responsabilità, colpe personali per il solo fatto di essere nati bainchi, verso coloro che sono neri, anche se questi neri sono star dello star system e grazie anche a questo tipo di narrazione autoreferenziale ed imperante, miliardarie.

“Ai confini della realtà” si prestava più e meglio di altri classici della televisione degli anni sessanta, ad essere utilizzato per riattualizzare quel suo messaggio di accettazione delle diversità culturali e razziali come già facevano altri show del periodo delle lotte per i diritti civili, quali il più famoso rimane forse la serie classica di “Star Trek”, e lanciare così invece un messaggio che oggi già gridano e sottolineano praticamente tutte le serie tv americane come quelle di Netflix,  ovvero un modello di sinistra della società secondo l’ottica liberistico-socialcapitalista di questi creatori dell’industria dell’entertainment odierno, che compiono un vero e proprio lavaggio del cervello femminista e multirazziale, dietro l’apparenza d’evasione di uno spettacolo anche ironico, accattivante e di genere pauroso-thriller, o di fantascienza-horror.

Enrico Bulleri

''The Twilight Zone - Official Trailer'' | CBS All Access
''THE TWILIGHT ZONE'' Trailer Teaser (Super Bowl 2019) Jordan Peele, Horror TV Show
''The Twilight Zone'' | Extended Trailer | CBS All Access

Voto della redazione: 

2

Facebook Comments Box