Ritratto di Enrico Bulleri
Autore Enrico Bulleri :: 16 Aprile 2018
"Ghost Stories"(G.B. 2017), Andy Nyman e Jeremy Dyson. U.K. official sheet

Presentato in anteprima italiana nell'ambito del Lucca Film Festival 2018 e alla presenza dell'attore britannico Martin Freeman, "Ghost stories", è il primo lungometraggio della coppia di successo di autori inglesi

L'adattamento di Dyson e Nyman del loro omonimo spettacolo teatrale di successo riserva con molta sapienza terrore e drammaticità. È una versione cinematografica che omaggia le trasposizioni filmiche a episodi del cinema britannico degli anni sessanta - e cosiddette “omnibus” -, le quali erano realizzate soprattutto dalla Hammer e dalla Amicus. Erano storie di fantasmi come quelle pubblicate qui da noi da Pan o Fontana negli anni '70: contemporanee ma con tocchi gotici, stranamente bizzarre ma con un sottofondo di pathos e terrore che, come l'umidità sempre presente nelle ambientazioni di questo tipo di film, ti entrano sotto la pelle

Il titolo è forse un omaggio al film di Masaki Kobyashi del 1964, “Kwaidan” - "Ghost Stories" è la traduzione inglese della parola - e adotta un approccio simile, sebbene con una trama esterna ai primi due episodi, e quasi estranea rispetto a quelle attorno a cui si intreccia.

Il professor Philip Goodman (Nyman) è uno smascheratore professionista del paranormale, e dei suoi ciarlatani che abusano per lucro della credulità popolare. Cresciuto in una famiglia severa, ha imparato a essere un miscredente, nonostante sia ebreo. Per gentile concessione di una cassetta consegnata a casa sua, Goodman viene condotto da un anziano e misantropo investigatore di fenomeni paranormali che Goodman ha sempre considerato un suo maestro, e oramai creduto scomparso, Charles Cameron, il quale è invece ancora vivo,  in una isolata roulotte. Una volta lì, gli viene consegnata una cartella contenente tre casi da studiare, e che secondo Cameron potrebbero alterare la tradizionale posizione scettica di Goodman.

Le tre storie sono raccontate da ciascuno dei protagonisti di esse- Tony Matthews (Paul Whitehouse), Simon Rifkind (Alex Lawther) e Mike Priddle (Martin Freeman) - sono lievi, poco più di pennellate angosciose ma visivamente molto ben realizzate seguendo la lezione provenuta anche negli ultimi anni, da parte del cinema orientale di fantasmi, e tutte orientate verso uno specifico incidente soprannaturale, che in ogni caso ha provocato danni mentali irreparabili, ai tre uomini.

Il successo di “Ghost Stories” per me non era nella trama: nei dettagli che non è in grado di fornire, -e che ho trovato la parte meno soddisfacente del film - ma nei suoi personaggi. Nyman è ben definito come Goodman, il suo look da cane randagio e gli occhi da panda sono la testimonianza di una vita non ben vissuta. Flash back della sua infanzia mostrano un'anima torturata e confusa - il passaggio da ragazzo ad adulto nel film è per una volta del tutto credibile, e la lotta con la sua fede ebraica la quale contrasta la professione scelta, fornisce un'ulteriore complessità.

Allo stesso modo, i tre casi studiati nei diversi episodi presentano personaggi altrettanto cupi: Paul Whitehouse è un fascio attorcigliato di nervi, colmo di rabbia interiore e confusione, da quando come guardiano notturno è stato inseguito da qualcosa in una ex-prigione e manicomio femminili abbandonata; Alex Lawther è superbo come giovane uomo fragile e terrorizzato in una casa piena di spiriti, che incontra qualcosa di ancora più spettrale e spaventoso attraversando una notte da solo con la macchina dei genitori, la foresta; e Martin Freeman come l'uomo d'affari compiaciuto del suo successo e della sua grinta e cinismo, ma perseguitato dalla tragedia della vita reale,  e oltretutto da un vendicativo poltergeist.

Le storie che si sviluppano all'interno dei tre episodi sono alla fine risolte in una conclusione che ho trovato un po’ deludente, principalmente perché è una risoluzione  che è stata già usata molte volte prima. Ma non è questo davvero ciò che è importante. Quello che “Ghost Stories” offre agli spettatori in termini di sensazioni, inquadrature e atmosfere - in particolare per quelli di una certa età - è un passaporto per ritornare nello spirito ad alcune delle inquietanti pietre miliari del cinema britannico horror degli anni '60 – ‘70, influenze già ben documentate sulla scrittura di Dyson e Nyman. I famosi cortometraggi commissionati dalla Public Information Films (“Dark and Lonely Water”  [1973] in particolare), la serie TV “Hammer House of Horror” (Racconti del Brivido) (1980) e la “Ghost Story” della BBC per la programmazione natalizia, sono tutte chiaramente ispiratrici.

Come ci si aspetterebbe dagli autori del film, anche il pathos insito nella serie “The League of Gentlemen” è qui molto diffuso. È un film di emozioni forti ma nascoste, di parole che rimangono non precisate e pregno di understatement molto inglese. Ne inizi la visione con uno spirito inquieto, lo termini con una sensazione di tristezza.

Il titolo del film è stato scritto erroneamente come "Ghost Stories" in gran parte del materiale pubblicitario distribuito prima dell’uscita. Questo è stato fatto per accordarsi con lo slogan della produzione "Il cervello vede ciò che vuole vedere"

Basato sul dramma del West End dello scrittore della League of Gentleman Jeremy Dyson.

Girato durante il weekend di Halloween del 2016 a Roundhay Park, Leeds

Debutto alla regia di Andy Nyman e Jeremy Dyson.

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Voto della redazione: 

3

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