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Autore Alessandro Tavola :: 23 Ottobre 2014
Locandina di I milionari

Recensione di I milionari di Alessandro Piva con Francesco Scianna e Valentina Lodovini: una parabola criminale ricca di potenziale e lucidità a cui è stata negata una realizzazione adeguata

I Milionari di Alessandro Piva, ispirato alla figura del boss camorrista Paolo di Lauro interpretato da Francesco Scianna, segue la classica parabola di ascesa e caduta, ma un conflitto tra forma e contenuto ne penalizza gli spunti migliori.

Il merito principale del film è quello di riuscire ad afferrare il biopic quasi dal basso, dal gesto nato sporco e che sporco rimane, quotidiano e di strada, in cui lo sfarzo è assente (se non nell'esagerazione degli arredi di casa del protagonista) e la maestosità classica di un impero criminale tipica delle rappresentazioni cinematografiche lineari (ossia "alla Scorsese" o, imbastardite, "alla Guy Ritchie") viene messa da parte a favore di un'atmosfera mai chiassosa, violenta nel modo più crudo, sempre presente e senza compromesso anche quando manca il sangue, spogliata del fascino ed iniettata di amarezza (e colori scuri), tra ambientazioni che continuamente ne sottolineano la sostanza non decadente ma già disfatta (i muri della maggior parte degli interni cadono a pezzi, pieni di crepe) e tempistiche cariche da cui traspare a pieno l’idea del regista, ancora una volta capace di negare l’Osanna e di scegliere i punti in cui mordere.

Ma se questa è la radice di I Milionari, il film ha fusto debole: Piva sembra sì arrangiare alla meglio i mezzi tecnici a sua disposizione, ma il dover scendere a compromessi crea un divario che rimane incolmabile ed a tratti irritante tra il desiderato e le immagini presentate. La fotografia non riesce a coprire i costumi sempre apertamente posticci, la regia non riesce ad amalgamare le interpretazioni (da quella greve e decisa di Scianna a quelle minori, amabilmente ruvide ma talvolta superfluamente caricate), troppi momenti si interpongono tra gli exploit maggiori, e l’opera risulta perennemente sottoposta ad un calo di tensione formale, senza mai raggiungere un vigore completo, un accesso avvolgente, ricordandoci in ogni scena (capace di partire lampante) di star assistendo ad una ricostruzione (infine fioca).

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Creatività e limiti tecnici non riescono a fondersi, viene a mancare un equilibro, e questa carenza toglie aria ad ogni frangente di I milionari, le cui anime nere rimangono relegate in un abito di plastica trasparente, visibilisse ma senza contatto, capaci di graffi ma non di ulteriori ferite.

Voto della redazione: 

2

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