Ritratto di Fiaba Di Martino
Autore Fiaba Di Martino :: 25 Agosto 2014
Locandina di La ragazza del dipinto

Recensione di La ragazza del dipinto di Amma Asante: prodotto di onesta fattura, a metà tra la puntata di una fiction tv media, un film storico tratto da una vicenda d'impegno civile e un romance travagliato

A dispetto del titolo italiano, che pare ammiccare a un rifacimento del bruttissimo La ragazza con l’orecchino di perla (dove Colin Firth/Vermeer ritraeva Scarlett Johansson), l’originale, Belle, richiama il vero nome e l’identità della protagonista, figlia illegittima e mulatta che, soprannominata Dido, viene cresciuta come una nobildonna da una famiglia inglese di alto lignaggio nel 18esimo secolo. Quando raggiunge l’età da marito, Dido si ritrova nell’atipica condizione di essere ereditiera d'un ingente patrimonio, ma fonte d’imbarazzo e impossibilitata ad ambire agli eguali diritti e opportunità della cugina Bette, bianca, di buon nome e origini aristocratiche, però senza un soldo.

Il secondo lungometraggio della regista Amma Asante è, contrariamente alle aspettative (in parte causate dalla programmazione cinematografica italiana: esilio estivo in una manciata di sale), non un polpettone indigesto bensì un prodotto di media fattura che fa il suo dovere senza perdersi in troppe lagne o retorica da salotto, in cui il lato romantico nasce tra scaramucce à la Orgoglio e pregiudizio ma si stempera nell’affaire giudiziario e morale, e con un cast di lusso: Emily Watson, la musa cronenberghiana Sarah Gadon, il sempre convincente Tom Wilkinson e il Tom Felton di Harry Potter, ormai definitivamente relegato al bad boy di turno; i meno conosciuti protagonisti, invece, se la cavano così così: l’aficionada di serie tv Gugu Mbatha-Raw (Touch, Undercovers) si limita a strabuzzare un po’ gli occhi, Sam Reid ce la mette tutta ma è perfino troppo intenso.

Il conflitto narrativo più rilevante, poi, è in realtà quello dello zio adottivo di Belle/Dido, presidente dell’Alta Corte Britannica che ha per le mani una patata bollente: il caso (realmente accaduto e seminale per l’abolizione della schiavitù) di una nave da cargo che si macchia dell’omicidio di svariati schiavi per intascarne l’assicurazione. Lord Mansfield, propenso ad assolvere i mercanti, si trova di fronte a un bivio etico e umano incrementato dall’accusa accorata portata avanti dall’illuminato figlio del vicario John Davinier, di cui peraltro Dido s’innamora, riconoscendo in lui la medesima, fino ad allora repressa, passione e impegno civile. La parabola di Mansfield, oltre a essere generazionale, si fa rappresentativa di una ormai traballante tradizione soppiantata dagli ideali progressisti ("Non si può arginare un cambiamento, quando ne si è parte"): e il finale non può che essere lieto – anche perché è, per fortuna, Storia.

La ragazza del dipinto è televisivo nell'impostazione e nell'andamento, ma questo, considerata la qualità della televisione attuale (quantomeno oltralpe), è positivo: l’onesta e delicata pellicola piacerà senza dubbio agli amanti della fiction media e dei film in costume rigorosamente romanzati, con una scintilla di modernità, e in cui l’amore continua ad essere espresso con un timido “venga a passeggiare con me”.

Trailer di La ragazza del dipinto

Voto della redazione: 

3

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