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Autore Alessandro Tavola :: 31 Agosto 2016
Locandina di L'estate addosso

Recensione di L'estate addosso di Gabriele Muccino con Brando Pacitto, Matilda Anna Ingrid Lutz, Taylor Frey: un racconto di formazione privo di idee che rimescola goffamente immagini e pensieri già visti, forse il peggior film del regista

Muccino sembra aver perso anche quel minimo di robustezza che riusciva a rendere interessanti opere platealmente fallimentari e dagli eccessivi schematismi come Sette anime o Padri e figlie: per L’estate addosso sembra voler agire con maggiore libertà, aprendo lo scrigno dei suoi ricordi upper class, incollando ed incrociando insieme decine di scene viste centinaia di volte (ed immaginabili, ognuno per sé, un altro migliaio) nel cinema e nella televisione teen di formazione con un tot di souvenir statunitensi, spolverando il tutto con voice over grattugiato e qualche massima che par presa da qualche gruppo per over quaranta (o per under quattordici) su Facebook.

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Un magma di cliché presi crudi e nemmeno un po’ ripuliti, sistemati, amalgamati: la forma racconto di L’estate addosso è sconnessa da risultare irritante, in una galleria di macchiette, dove si passa da una politica all’altra, da un sentimento al successivo senza pietà per l’occhio, costretto a subire l’incipit e le scene di mezzo come se arrivassero da film diversi, e tutti ridotti all’osso, scabri e registicamente maltrattati. Come se fosse un pesce rosso, in L’estate addosso Muccino riesce a infilare tre o quattro film su tematiche contigue e con lo stesso spirito di fondo, invece di farne uno solo: come è possibile passare da Roma a San Francisco a Cuba a New York - ognuna legata a determinate fasi della parabola dei protagonisti - con tanta leggerezza? Come si può ostentare seriosità davanti a quella che, a conti fatti, potrebbe essere la trama di un cinepanettone? Le turbe (più o meno) giovanili sono materiale delicato, e Muccino sembra essersene dimenticato.

Non è dato sapere se il suo intento fosse quello di scrivere una sceneggiatura da classe di recupero delle elementari per poi girarla in modo stravolgente (fallendo) o viceversa. Non è dato sapere quanto fosse consapevole delle dimensioni completamente distorte e sproporzionate di quel che stava costruendo, ma mai lo si è sentito così distante dai personaggi, mai l'idea sui temi tirati in ballo era stata tanto scontata e poco coinvolta, mai il tentativo di scuotere s'era basato su pochi e sicuri momenti, mai la camera era stata così poco capace di comunicare.

L’estate, per la cronaca, di estivo non ha nulla, ché la stagione (del perdersi e del ritrovarsi) qui diventa stato d’animo (ma per questo ci basterebbe Jerry Calà), come transizione da un prima a un dopo, con gli istanti che li definiscono perfettamente tagliati dal ricordo abbagliante. Muccino vuole (come quasi in ogni sua opera italiana) zompare di malessere in malessere, di rivoluzione personale in rivoluzione personale; vuole amore, odio, infatuazione, rabbia, vuole che i suoi personaggi urlino, che vedano i confini e che vogliano oltrepassarsi, almeno per un istante; vuole, insomma, quello che tutti vogliamo dal cinema, ma prova questa volta a infilare tutto insieme in un sacco come fosse il bottino di un colpo lesto e veloce (quando invece si suppone che non ci sia nessuno a corrergli dietro), svuotandolo in riprese frettolose ed ellissi imbarazzanti.

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L’estate post-maturità, il malcontento adolescenziale, il viaggio oltreoceano, la sessualità, l’omosessualità, la bisessualità, la rabbia, il rifiuto, le famiglie sfasciate, i paesaggi da cartolina, l’omofobia, l’innamoramento, l’alcol, lo spingersi al limite, la paura della morte. Quello di Muccino è un brainstorming prestampato, tanto “già” visto da non aver bisogno di firma, tanto realizzato disordinatamente da sembrare una parodia. Basta una passeggiata al parco per superare i pregiudizi sugli omosessuali? Basta ubriacarsi una volta per “crescere”? Basta il consiglio di un ragazzino per lasciare il lavoro e rincorrere una vecchia aspirazione messa da parte? Il manipolo di outsider di Muccino non riesce a trasformare queste frasi in affermazioni. Ancora una volta il confine tra semplicità e banalità crolla verso la seconda.

Trailer di L'estate addosso

Voto della redazione: 

1

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