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Ritratto di Pierre Hombrebueno
Autore Pierre Hombrebueno :: 18 Luglio 2014
Locandina di Maicol Jecson

Recensione di Maicol Jecson: Francesco Calabrese ed Enrico Audenino affrontano l'adolescenza guardando all'indie americano e abbracciando un'estetica da videoclip fatta di stacchi frequenti, fermo immagini, didascalie e ludici effetti pop

Un ragazzino di 9 anni fanatico di Michael Jackson (anzi: Maicol Jecson), un fratello maggiore skater che vuole sverginarsi con una bella bionda, un nonno fittizio arrivato dal nulla, un viaggio on the road e addirittura un vecchio eccentrico a caccia di ufo in mezzo alla campagna. Il film, diretto a quattro mani dagli esordienti Enrico Audenino e Francesco Calabrese, butta via ciò che di usuale c'è nel cinema italiano e punta gli occhi altrove, ovvero alla commedia indie in stile Sundance. Maicol Jecson tutto sembra tranne che un prodotto delle nostre parti, evita gli stereotipi locali, le madri strippate e i teenager problematici, come se Muccino e Virzì fossero stati messi in un sacchetto e gettati nel bidone; persino le ambientazioni perdono di collocazione, tra uno skate park e un campo con tanto di crop circle, uno di quei celebri cerchi nel grano che sarebbero stati lasciati dagli alieni (un trip, questo, totalmente americano). E la messa in scena, sorprendentemente briosa e giovane per un cinema vecchio come il nostro, abile nell'abbracciare con orgoglio una certa estetica da videoclip musicale (campo prediletto da Calabrese, avendone diretti più di 40 prima di passare al lungometraggio), con stacchi frequenti, fermo immagini, didascalie e ludici effetti pop; tutto questo, assieme alla pulizia di un patinato involucro come raramente si vede nel Bel Paese. Ecco perchè Maicol Jecson ha lo stesso effetto di un bagno rinfrescante in questa torrida estate, di un luccichio che si accende. 

Al contrario del titolo, la pellicola non ha nulla a che vedere con il Re del Pop; il fantasma del musicista sorvola l'operazione ma non ne è mai centro focale, né lo è l'ossessione che prova il piccolo co-protagonista. Audenino e Calabrese aspirano a molto meno, e costruiscono un piccolo film che fa della semplicità narrativa la propria forza. Pur non rinunciando a bizzarrie (vedasi la nonna in tuta che vediamo correre di tanto in tanto), l'attenzione dei due registi è focalizzata sull'alchimia e legame tra i personaggi principali, ben serviti da due volti come quelli di Vittorio Gianotti (praticamente il sosia del Nathan della serie cult Misfits) e Tommaso Neri, i quali si amalgamano con empatia a questo universo figlio di Little Miss Sunshine. E nonostante i tantissimi difetti, evidenti e poco nascondibili (una certa superficialità nel delineare le emozioni, la mancanza di qualsivoglia nostalgia o malinconia adolescenziale, la confezione un po' plastificata), la nostra sensazione è che il duo composto da Audenino e Calabrese andrebbe tenuto d'occhio, come un cavallo da corsa su cui puntare alla prossima gara. Le basi ci sono e risvegliano un curioso interesse: se Maicol Jecson è il risultato del loro approccio alla pulizia, cosa sarebbero capaci di fare con le mani sporche?

Trailer di Maicol Jecson

Voto della redazione: 

3

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