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Autore Alessandro Tavola :: 5 Settembre 2014
I nostri ragazzi

Recensione di I nostri ragazzi di Ivano De Matteo con Alessandro Gassman, Luigi Lo Cascio - Giornate degli Autori Venezia 71: dopo una prima parte divagante ed inopportuna, una grande scheggia brutale dal regista de "Gli equilibristi"

Alessandro Gassman, Giovanna Mezzogiorno, Luigi Lo Cascio e Barbora Bobulova compongono il supercast di I nostri ragazzi di Ivano De Matteo, presentato nella sezione Giornate degli Autori di questa Venezia 71.

Ben interconnesso con un clima in cui il cinema italiano sembra essersi definitamente incupito, I nostri ragazzi si ritrova a cavallo tra i due grossi filoni nostrani: da una parte l’ennesima vicenda familiare, dall’altra il dramma più nero ed eccessivo. Per la prima abbiamo lo scontro di classe e quello generazionale, la pseudodenuncia della corruzione, coscienze sporche vs. pulite: ingredienti ormai così basilari e onnipresenti da non poter essere nemmeno presi in considerazione come temi di un’opera, ma come una croce da sopportare per giungere a una seconda parte dura, quasi allucinata e cuore del film, anche se De Matteo non percorre del tutto Ia strada migliore per arrivarci.

Due fratelli, un pediatra e un avvocato, si ritrovano congiunti dal caso di un omicidio da parte di un poliziotto per un litigio al semaforo; il primo ha in cura il figlio della vittima, il secondo difenderà l’agente sotto accusa. Il regista sbaglia subito, concludendo la scena dell’assassinio sullo sguardo moribondo del bambino superstite che boccheggia qualche parola, rovinando una altrimenti impeccabile apertura, per poi abbandonare del tutto la crudezza per dedicarsi ai due teatrini familiari, rispettivamente povero ma buono e ricco ma cinico, con tutta la trafila di case, vestiti, approcci, idee, modi di dedicarsi alla famiglia differenti.
I long take di questa prima parte alleggeriscono una dose di luoghi comuni che in mano ad un altro regista sarebbero una via crucis insalvabile, trasportando la vicenda al suo vero inizio, che purtroppo arriva praticamente a metà film. Difatti, De Matteo non mantiene un clima teso con continuità come invece era riuscito con Gli equilibristi, forse convinto della forza degli avvenimenti chiave della vicenda prossimi a compiersi.

I ragazzi del titolo sono i due cugini (Jacopo Olmo Antinori e Rosabell Laurenti Sellers) e a partire da un loro gesto si scatena il dramma del film. Si tratta di lealtà tradite, di illusioni genitoriali, di una nuova generazione viziata, fuori di senno, arrabbiata e fuori di testa. Ma i due non vengono né raccontati né messi in ombra/mistero da parte del regista, apparendo sporadicamente, risultando praticamente assenti, quasi secondari, come se per raccontare la distanza tra genitori e figli bastasse concentrarsi sui primi, snobbando del tutto i secondi. Se quel che hanno fatto conta non per le cause ma per gli effetti sulla famiglia, il tempo passato su questi è doppiamente buttato, perché tutte le caratterizzazioni in gioco ne risultano appiattite.

Solo nella seconda parte il regista riesce a fare centro: le situazioni di Lo Cascio e Gassman, i loro scontri e cambi di vedute, le decisioni drastiche riescono a riempire il tempo e le immagini. La tensione arriva, graduale, per poi esplodere. La tragedia riesce a compiersi, arriva uno shock. Il procrastinare precedente trova un senso e l’attesa viene pienamente ripagata, con un colpo di scena finale che trancia di netto il film nel modo più brutale, anticipato dai momenti migliori dei due protagonisti sullo schermo (fino a quel momento fermi a fare il minimo sindacale) tra nevrosi e discussioni, arrivando a mostrare tutto lo squilibrio possibile, svelandosi solo in quell’ultimo fotogramma nero come la storia di follia (e follie) che intende essere. E forse tutte le macchiette della prima parte possono essere perdonate, o almeno sovrascritte.

Trailer di I nostri ragazzi

Voto della redazione: 

3

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