Ritratto di Annalina Grasso
Autore Annalina Grasso :: 20 Giugno 2014
Fino all'ultima pellicola

Joan Bennett, la musa di Fritz Lang

Joan Bennett

La bella e fascinosa attrice statunitense Joan Geraldine Bennett (Palisades, New Jersey, 27 febbraio 1910 - Scarsdale, New York, 7 dicembre 1990) è stata una delle più grandi dive degli anni ‘30 e ’40, interpretando perlopiù ruoli di dark lady in noir torbidi e avvincenti. La sua bellezza intrigante ed elegante ed il suo talento cristallino sono stati valorizzati soprattutto dal regista espressionista Fritz Lang.

Figlia d’arte (suo padre è l'attore Richard Bennett e sua madre l'attrice-agente letterario Adrienne Morrison, figlia a sua volta dell’attore shakespeariano Lewis Morrison), Joan ha anche due sorelle, Constance e Barbara, che condividono la sua stessa passione e che diventeranno come lei attrici, sebbene con minor successo. Il talento sembra proprio essere di casa e la Bennett compare prestissimo nel suo primo film muto nei panni di una bambina insieme ai suoi genitori e alle sue  sorelle, The Valley of Decision (1916). La giovanissima Joan frequenta la Miss Hopkins School of Girls per poi approdare all’Hermitage, prestigiosa scuola di comportamento di Versailles.

Dopo una lunga gavetta, durante la quale Joan lavora anche in teatro, finalmente, nel 1929, debutta al cinema con un ruolo importante nel film Cercasi avventura diretto da Richard Jones. Dopo film dimenticabili, nel 1933 partecipa alla migliore trasposizione cinematografica di Piccole donne, per la regia di Cukor, nel ruolo della piccola Amy accanto alla grande Katharine Hepburn.

Joan inizia a girare molti film come Usanze d’allora (1934), L’uomo che sbancò Montecarlo (1935), Mondi privati (1935), Il domatore di donne (1935), Volo nella bufera (1936), Modella di lusso (1937), Ho ritrovato il mio amore (1938), ma ancora non emergono le sue reali doti recitative ed espressive; sono pellicole dove la Bennett veste quasi sempre i panni dell’affascinante ma ingenua bionda, ruoli comici caratterizzati dallo slapstick, ancora lontani da quelli drammatici di donna ammaliatrice e sofisticata.

La fine degli anni ’30 e gli inizi degli anni ’40 segnano una nuova stagione artistica per la Bennett che coincide anche con un cambio di look: da bionda infatti diventa bruna per interpretare la principessa Maria Teresa ne La maschera di ferro (1939) e La gran duchessa Zona di Lichtenburg ne Il figlio di Montecristo (1940).

La giovane donna è ambiziosa e crede nelle sue potenzialità, non si accontenta di ruoli banali che mettono in risalto solo la sua avvenenza e decide di fare un provino per l’assegnazione del ruolo di Rossella O'Hara in Via col vento (1939), il produttore Selznick rimane positivamente colpito dalla performance dell’attrice ma alla fine, come si sa, per quel ruolo avrebbe scelto l’indimenticabile Vivien Leigh.

Grazie anche all’influenza del marito produttore Walter Wanger e complici una sensualità più consapevole e matura e la voce roca, Joan Bennett inizia a lavorare con grandi registi: nel 1940 è nel film L’isola degli uomini perduti di Majo dove interpreta per la prima volta una donna ambigua che tradisce l’uomo che ama, anticipando la figura della dark lady nei film di Lang dal quale viene diretta per la prima volta nel 1941 nel thriller antinazista Duello mortale.

Nel 1944 Joan Bennett diventa una nuova attrice; si libera definitivamente dell’impostazione comica che l’aveva caratterizzata sino ad allora, per interpretare una donna inquieta e fatale nel capolavoro noir di Lang, La donna del ritratto accanto ad uno strepitoso Edward G. Robinson.

1945: ancora Fritz Lang, ancora Edward G. Robinson per un altro capolavoro del realismo americano intriso di psicologia, La strada scarlatta. Qui Joan è Kitty, una prostituta della quale si innamora un pittore afflitto dalla moglie megera. Il pigmalione Lang ha reso la Bennett un’attrice emblematica, simbolo di un sogno che a tratti prende forma reale, ha saputo tirare fuori dalla ex bionda ingenua un senso di perdizione e mistero che probabilmente nemmeno la stessa attrice sapeva di possedere, in fondo; una donna che dietro ad un’apparente solarità nasconde un tormento, un lato oscuro. Da questo punto di vista Joan Bennett incarna perfettamente la donna (come l’uomo del resto) contemporanea, ambigua e disillusa, aggressiva e crudele, pur mantenendo delle movenze e degli atteggiamenti “morbidi” e sempre femminili, (da notare come la sua aggressività si concentrata solo nello sguardo dell’attrice) come dimostra anche ne La donna della spiaggia (1947) di Jean Renoir. La Bennett interpreta una moglie di un pittore cieco per la quale perde la testa un ufficiale di marina traumatizzato dalla guerra. L’anno successivo l’attrice torna a lavorare con Lang che la dirige in Dietro la porta chiusa, ossessiva pellicola noir sul tema del doppio, dove, ancora una volta, la Bennett dà grande prova di sé, dimostrando di aver accolto senza riserve gli insegnamenti del regista tedesco vestendo i panni di Celia, moglie di un miliardario in preda a frequenti ossessioni. In questo caso l’attrice statunitense dimostra di possedere una sensibilità e capacità comunicative fuori dal comune, nel trasmettere angoscia allo spettatore.

Anche il raffinato Ophüls non si lascia scappare l’occasione di lavorare con la Bennett e la sceglie per Sgomento (1949) nel ruolo di una madre ricattata.

Gli anni ’50 offrono poco all’attrice, la quale si “accontenta” di recitare in film meno impegnativi ma di buona fattura come Il padre della sposa (1950) accanto a Liz Taylor e a Spencer Tracy, Papà diventa nonno (1951) di Minnelli, Non siamo angeli (1955) di Curtiz.

Nel 1977 fa parte del cast dell’horror italiano Suspiria di Dario Argento nei panni di Madame Blanc, oscura figura a capo di un'accademia di danza classica; è il suo ultimo film.

Ai più sarà sconosciuta questa bella e talentuosa attrice che ha saputo immedesimarsi nei più disparati ruoli, racchiudendo in sé ora la vulnerabilità vera, ora la vulnerabilità di facciata, ritratta attraverso giochi di luci e di ombre, ma Joan Bennett è un esempio di impegno e di determinazione per chiunque voglia fare il mestiere di attore senza puntare esclusivamente sulla propria fisicità.

 

 

 

 

 

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