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Autore Pierre Hombrebueno :: 22 Agosto 2015

Nonostante le severe leggi omofobe del paese, "Pride" di Matthew Warcus uscirà comunque nelle sale della Russia grazie all'impegno del distributore Arthouse

Pride

Un paese occidentale più omofobo della Russia? Difficile dirlo, forse non esiste. Come già sappiamo, infatti, nonostante l'omosessualità sia stata legalizzata dal paese nel 1993, negli ultimi anni l'odio e l'intolleranza sono decisamente aumentati, e basti pensare che nel 2012 il Gay Pride di Mosca è stato bandito per i prossimi 100 anni (WTF?!), mentre nel 2013 il presidente Putin ha posto dei severi veti contro ogni tipo di “propaganda” che intenda promuovere delle “relazioni sessuali non tradizionali” tra i giovani. 

A fare resistenza non sono solo alcuni militanti, ma anche l'industria del cinema. Ecco ad esempio il caso di Arthouse, affermato distributore russo di pellicole straniere e indipendenti, che nonostante il clima tutt'altro che favorevole, ha deciso comunque di lanciare nelle sale l'ottimo Pride di Matthew Warcus, il quale racconta di alcuni attivisti queer durante lo sciopero dei minatori britannici nel 1984. Presentata al Festival di Cannes 2014, la pellicola ha ricevuto l'approvazione della critica internazionale, con lodi e giudizi positivi arrivati da pubblicazioni come Time Out London, Rolling Stone, The New Yorker, Empire e The Hollywood Reporter, a cui sono poi seguiti il premio Bafta come Miglior Esordio, una candidatura ai Golden Globe come Miglior Commedia e numerosi altri riconoscimenti in giro per il mondo.

[Leggi anche: Recensione di Pride | Minatori e gay contro Margaret Thatcher]

Come ogni pellicola dalle tematiche GLBT in Russia, anche Pride uscirà col divieto ai minori di 18 anni. È già capitato precedentemente che alcuni estremisti e omofobi abbiano pagato (o peggio ancora: obbligato) dei minorenni ad andare nelle sale per vedere questi film, in modo da poter poi denunciare cinema e distributori. Insomma, l'aria che si respira non è certamente rilassante o facile, motivo per cui la nostra stima va senz'altro alla Arthouse, con la speranza che possa contribuire, nel suo piccolo, ad aprire gli occhi ai cittadini, offuscati da una politica repressiva fatta di minacce. 

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