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Autore Giulia Marras :: 15 Giugno 2016
Locandina di Tutti vogliono qualcosa

Recensione di Tutti vogliono qualcosa di Richard Linklater | Sequel spirituale di Dazed and confused, il regista di Boyhood torna negli anni '80 per raccontare l'indecenza dei diciott'anni e ancora l'impossibilità di fermare il tempo, anche al cinema

Dopo Boyhood, esperimento folle – e vano? – di filmare lo scorrere del tempo attraverso riprese lunghe 12 anni, seguendo la crescita naturale degli attori protagonisti, Linklater, piuttosto che oltrepassare definitivamente la soglia del cinema tradizionale, ha preferito tornare alle origini. Prima ancora della trilogia Prima di…  il regista texano aveva affrontato con stupefacente originalità e purezza la sfacciata durezza dell'adolescenza americana, che negli anni a seguire si sarebbe trasformata nella volgarità degli American Pie e simili.

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Con Tutti vogliono qualcosa Linklater torna agli anni ottanta per riprendere il discorso sospeso con La vita è un sogno, ma anche con lo stesso Boyhood, ripartendo dal momento in cui il protagonista sta per entrare al college: di ispirazione autobiografica, Tutti vogliono qualcosa ruota intorno a tre giorni e tre notti precedenti all'inizio ufficiale dei corsi, in una sospensione temporale che, se confrontata con l'evanescenza fuggente degli anni di lezione, può sembrare un'eternità. Senza seguire uno svolgimento classico con climax e risoluzione, nella linea retta della narrazione si rintraccia piuttosto la voracità confusa ed entusiasta dell'età pre-adulta, a un passo dalla scelta necessaria di modelli da seguire e di un io preciso prima di intraprendere la strada individuale. La collettività, che qui agisce almeno superficialmente tramite la competizione di idiozie tra amici, è allora ciò che definisce inconsciamente i tratti sociali del singolo, sperduto nella prolificazione delle sottoculture giovanili – il punk, la disco, il country – laddove la crisi d'identità coincide infine con il mimetismo culturale. 

Ma mentre la traduzione italiana taglia via ogni connotazione sessuale implicita nel titolo americano (Everybody wants some!!), citazione di una canzone dei Van Halen, è invece proprio la pulsione sessuale che guida, con spirito burlesco ma tutto sommato innocente, la crescita personale, a partire dal protagonista Jake (Blake Jenner) alter-ego ideale del regista: il rock&roll rappresenta così una forza generazionale, sessuale e probabilmente anche politica.

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Con il suo andamento anomalo, Tutti vogliono qualcosa può facilmente infastidire, annoiare, forse indisporre: ma d'altronde non rispecchia che il comune vagare – paradossalmente – al fuori dal tempo della maggior parte dei lavori di Linklater: come sottolinea uno dei fumati protagonisti, in tutta l'opera di Linklater è necessario “trovare l’essenza all’interno della struttura”, senza la quale è impossibile collegare i fili di un'espressione filmica sottesa allo trascorrere di un preciso istante, senza pensare necessariamente a una fine, che viene, costante, sospesa.

Traileri di Tutti vogliono qualcosa

Voto della redazione: 

3

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