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Autore Maria Giorgia Vitale :: 4 Maggio 2014

La recensione di Locke, secondo film del talentuoso sceneggiatore e regista Tom Hardy

Locke di Steven Knight

Locke è il secondo lungometraggio di Steven Knight, sceneggiatore di La promessa dell’assassino e Piccoli affari sporchi. Un talentuoso regista, fattosi notare subito con il suo esordio Redemption Identità nascoste, lancia una sfida con Locke, vincendola a pieni voti. Distribuito in Italia da Good Films, Locke è un film concentrato e ansiogeno, rappresenta una corsa contro il tempo dove le dinamiche di un uomo vengono distrutte in pochi minuti in un susseguirsi di telefonate che segneranno per sempre la sua vita.

Ivan Locke è in auto di notte, deve raggiungere Londra. L’uomo è un costruttore edile e all’alba del giorno seguente avrebbe dovuto presiedere ad una grande colata di cemento di cui è responsabile. Ma, una telefonata da parte di una donna di nome Bethan, stravolgerà tutti gli equilibri di Ivan: la famiglia, la carriera e lui stesso.

In soli 90 minuti, Knight è stato capace di intessere una storia claustrofobica in un unico ambiente, quello dell’abitacolo di un’automobile; con un unico volto che il pubblico vede, quello dell'ottimo Tom Hardy. Gli altri protagonisti sono delle voci dall’altro capo del filo, si alternano toni arrabbiati, a volte divertiti e altre volte disperati. Le voci sono quelle di Bethan (Olivia Colman) che chiama dall’ospedale di Londra; di Katrina (Ruth Wilson) e dei figli (Tom Holland e Bill Milner) da casa, e poi ci sono anche il capo Garreth (Ben Daniels) che lo licenzia e l’operaio fedele Donal (Andrew Scott) che lo aiuterà a finire il lavoro di consegna di calcestruzzo e che strapperà qualche risata al pubblico.

Locke è un film tragico ma il dramma qui è comune, tutti possono impersonarsi nella vita di Ivan Locke, un uomo che ha sempre lavorato, che ha una casa, una famiglia, che ha delle responsabilità e che può commettere errori. Ma, non fugge via, tenta di riparare ciò che si è rotto. Un elemento interessante è che il tempo filmico coincide quasi con lo svolgersi degli eventi del protagonista, una sorta di realtime in cui si possono seguire, passo passo, le vicissitudini facendosi così coinvolgere grazie al ritmo teso e nevrotico che tiene vivo questa tragicità tutta umana e quotidiana.   

La metafora che il regista consegna al pubblico è molto pragmatica: Ivan Locke, capo cantiere responsabile, è stato capace di demolire un edificio che è la sua esistenza, sebbene le fondamenta erano ben solide, è bastata una crepa per farla crollare. Girato in solo otto notti, Locke è un film sperimentale e intrigante, ricco di performance incredibili. Assolutamente consigliato!

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