Ritratto di Andrea Chimento
Autore Andrea Chimento :: 6 Maggio 2015

In programma dall’8 al 10 maggio, a Bologna, un seminario per imparare a “programmare il cinema” a cura di Rinaldo Censi

Cosa significa “programmare il cinema”? Come si costruisce una rassegna cinematografica, un cineforum, un festival? A queste domande tenterà di fornire delle risposte il terzo appuntamento dell’“Atelier per le arti e il cinema di ricerca”, ciclo di seminari promossi da Nomadica, centro autonomo per la produzione e la programmazione del cinema di ricerca: in programma dall’8 al 10 maggio a Bologna, nello Spazio MenoMale di Via de’ Pepoli 1/a, il seminario sarà tenuto da Rinaldo Censi, importante scrittore e storico del cinema, che toccherà anche diversi passaggi cruciali nella storia (o, per meglio dire, nelle storie) del cinema. 
È proprio grazie alle basi di conoscenza storica che si può costruire una programmazione di alto livello, riuscendo a capire influenze tra film, in apparenza, molto diversi tra loro. Dopo i primi due appuntamenti – con Enrico Ghezzi e Franco Piavoli – dedicati al pensiero del e sul cinema, il percorso di incontri di “Atelier” si sposta così sule “pratiche esterne” all’autore stesso e al suo fare. Festival, rassegne, gallerie – programmazione, selezione e cura – meccanismi di cui spesso il cineasta è vittima, ma altre volte il ri-autore a proprio modo e a propria scelta, mentre il fruitore rimane spesso distante e inconsapevole.

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Come i precedenti, non saranno incontri frontali, ma circolari, così da favorire lo scambio di opinioni tra il relatore e l’uditorio.
Dopo la pausa estiva, i seminari riprenderanno in autunno con altre figure di rilievo come Franco Maresco, Boris Lehman, Antonio Rezza e Flavia Mastrella, Artur Aristakisjan, Michelangelo Frammartino, Saul Saguatti e tanti altri.

Ecco nello specifico i tre giorni di programma:

8 maggio, ore 10-17:  
«Non c’è nulla di più evanescente di una striscia di pellicola». Il film come il maiale: non si butta via nulla. Storie di distruzioni e di archivi. Per programmare la storia del cinema bisogna conoscerla (o amarla). Storie del cinema, e storia della programmazione (I): Joseph Cornell cacciatore di immagini. Programmare film in una galleria d’arte. (II) Henri Langlois e la Cinémathèque Française.

9 maggio ore 10-17
«Mi sono visto migliaia di film per selezionare i programmi». La storia del cinema è fatta di rotture, legami, tunnel sotterranei e riemersioni. Omogeneità vs. Eterogeneità. Il cinema come arte sovversiva. Storie del cinema, e storia della “programmazione (III): Amos Vogel e l’esperienza del Cinema 16. (IV) Jonas Mekas, Peter Kubelka e l’invisible cinema. Per una metastoria del cinema. Hollis Frampton.

10 maggio, ore 10-17:
«Il gesto del programmatore come il gesto dello straccivendolo». Ciò che è “culturalmente” corretto mostrare e tutto il resto nello sgabuzzino. Ogni programmazione è una presa di posizione teorica e un atto artistico; per questo si basa sulle leggi del ritmo, dell’armonia e del contrasto, come le altre arti. Il movimento delle immagini. Problemi deontologici. Un programmatore fa quello che desidera a condizione di dichiarare ciò che sta facendo.

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