Ritratto di Ilaria Floreano
Autore Ilaria Floreano :: 25 Ottobre 2014

Chi ama il cinema prima o poi deve organizzare un viaggio a Los Angeles: calpestare le stelle lungo la Walk of Fame, visitare il teatro in cui si consegnano gli Oscar, osservare da vicino i set più famosi della storia.

Universal Studios Uniglobe

Per chi non è (veramente) appassionato di cinema, Los Angeles è una città troppo vasta e assai bruttina, la collina di Hollywood una collina di agrifogli (un po' secchi) con sopra tante lettere bianche gigantesche a indicare il nome di un quartiere (utile tutt'al più come sfondo per un selfie cool da far crepare di invidia tutti gli "amici" su Facebook), gli Universal Studios una versione americana di Gardaland un poco più grande.

Per chi è un (vero) appassionato di cinema, Los Angeles è inevitabilmente la città più bella del mondo per il solo fatto che vi si trovino la Walk of Fame, il Dolby Theatre e proprio quell'Hollywood Sign che per altri è un'installazione perfino insulsa, ma per lui o lei, il/la vero/a appassionato/a di cinema, è il Sogno del Cinema che si fa verbo, la testimonianza di lamina e acciaio della seguente affermazione di stato: il cinema l'avranno pure inventato i Lumière, ma è in America che è diventato una spettacolare, prodigiosa, stupefacente, perfetta macchina in grado di trasformare tutti gli altri sogni in realtà.

Va da sé che, allora, per i suddetti, sinceri, focosi amanti della settima arte, sentire paragonare gli Universal Studios a Gardaland equivalga a una blasfemia per cui sette frustate dovrebbero essere la giusta punizione. Oppure, per essere più politically correct, potrebbe bastare un triplo giro sull'attrazione Transfomers (che riproduce l'esperienza di viaggiare su un jet a velocità supersonica).

Ma andiamo con ordine: gli Universal Studios sono un parco divertimenti a mezz'ora dalla collina di Hollywood, esistono da circa 85 anni e spiegano tramite la loro semplice presenza il motivo per cui gli Stati Uniti sono una potenza economica (ricordiamoci che lo stato della California, da solo, è la settima economia mondiale - e infatti si chiama The Golden State) e un'insuperabile modellatrice dell'immaginario collettivo.

Perché gli Universal Studios sfruttano un'idea banale ma vincente: utilizzare i set di film e serie tv come attrazione per i turisti, sfruttare i diritti di cui la Universal è proprietaria (pellicole e colonne sonore) per realizzare attrazioni che, al sano brivido di una montagna russa, uniscono quello di ritrovarsi nel Jurassic Park, a Waterworld o nella giungla di King Kong (quello di Peter Jackson). Così facendo, l'immaginario hollywoodiano trova un veicolo divertente (perciò efficacissimo) per stabilizzare la propria presenza nelle menti di chi visita il parco e in più si fanno tanti bei soldini: un ingresso per tutto il giorno costa 139 dollari, che diventano 299 per chi sceglie il "vip tour" (perché non fare qualcosa di simile a Cinecittà?).

Vale la pena di spenderli tutti, per poter ammirare da vicino la casa di Psyco e i set originali di Ritorno al futuro (la macchina del tempo con il flusso canalizzatore funzionante! Il municipio di Hill Valley, quello con l'orologio rotto!), Lo squalo e La guerra dei mondi (con intero aeroplano devastato bene in vista, ovviamente), di serie tv come Desperate Houswives o il blue screen più grande del mondo; vedere il soffitto della metropolitana crollare sotto il peso di un tir e di un aeroplano durante un terremoto, o un'inondazione in un paesino messicano travolgere diligenze e pali di legno (tutto ritorna perfettamente in ordine poco dopo); scoprire come si ottiene la pioggia in una città dove c'è il sole per 350 giorni all'anno o come si mozza un braccio con una pompetta e un coltello retrattile; farsi inseguire dalla mamma di Norman Bates, dal lupo mannaro e da Chucky la bambola assassina; scampare ai dinosauri e all'ira malefica della Mummia (con un "giro in giostra" tutto salti, curve, accelerazioni repentine, sterzate e vuoti di stomaco, in avanti e poi uguale all'indietro); apprezzare le locandine originali di tutti i film prodotti dalla Universal; scoprire come basti il giusto effetto di luce, la musica adeguata e un traballio al momento giusto per ritrovarsi catapultati in un'altra dimensione.

Quella del cinema, appunto: magica, assurda, folle, travolgente come solo in America riesce a manifestarsi, tra insegne di negozi "che voi umani non potete immaginare", merchandising sfrenato, spettacoli di tip tap, Marilyn Monroe a ogni angolo, illusioni ottiche degne di un prestigiatore (e in un attimo ti ritrovi sulla Fifth Avenue a New York, sotto il Moulin Rouge o nei pressi della House of Parliament su un city red bus), pop corn di 18 tipi diversi, statuette dell'Oscar di ogni dimensione (attenzione: il Dolby Theatre ha orari da ospizio e l'ultimo tour, di mezz'ora più o meno, parte alle 16.30 ora locale) e colate di cemento con incise mani e autografi che, come i fossili di Jurassic Park, nascondono l'essenza della vita e del sogno.

Questa è Hollywood baby, come and see.

 

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