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Autore Anna Castellari :: 25 Ottobre 2014

Ermanno Olmi, Mario Rigoni Stern e l’urgenza di dire no alla guerra. Un film in uscita offre lo spunto per la rilettura di un classico della letteratura italiana

Mario Rigoni Stern

“C’era la guerra, proprio la guerra più vera dove ero io, ma io non vivevo la guerra, vivevo intensamente cose che sognavo, che ricordavo e che erano più vere della guerra. Il fiume era gelato, le stelle erano fredde, la neve era vetro che si rompeva sotto le scarpe, la morte fredda e verde aspettava sul fiume, ma io avevo dentro di me un calore che scioglieva tutte queste cose.” (Mario Rigoni Stern, Il sergente nella neve, Einaudi, Torino 1953).

Se esiste in Italia un regista che si nutre di letteratura, affamato di libri, di film intrisi di atmosfere narrative, quel regista è Ermanno Olmi. Il suo nuovo film, Torneranno i prati, in uscita il 6 novembre nelle sale italiane – senza essere passato prima in alcun festival per precisa volontà del regista – promette di essere ancora una volta un affresco cinematografico ricco di spunti di riflessione, una visione di una storia che potrebbe essere un romanzo.

Il paragone immediato che viene da fare, per tematiche e introspezione cinematografica di questo film, è quello con Il sergente nella neve di Mario Rigoni Stern, portato a teatro qualche anno fa dalla voce carismatica e suggestiva di Marco Paolini, nello spettacolo Il sergente.

Banalmente, è il topos letterario della neve a suggerire il collegamento immediato con uno dei capisaldi della letteratura di guerra del nord-est; è una neve che cade forte, che copre tutto, che cela drammi e sangue, che ovatta e rende tutto perfino più sopportabile. E certamente è proprio lo stesso nord-est, da cui parte il soldato Rigoni verso la campagna di Russia, e dove si svolge invece la vicenda del film di Olmi, a fare da fil rouge tra le due opere. 

La vicenda sterniana, tragicamente autobiografica, giunge fino a noi attraverso la viva voce dell’autore. Che nell’esporre la propria storia non nasconde certo la propria visione del mondo. E non dimentica di raccontare il dramma di chi vive la guerra. È il trauma degli scampati, di chi ritorna e non si riconosce più, ha smarrito la propria identità perché ha dovuto piegarla alle logiche della guerra e agli ordini superiori. In attesa di vedere il film di Olmi, che parla proprio di due personaggi in antitesi – uno servo del potere e degli ordini, l’altro che si ribella se ritiene siano ingiusti – la lettura del classico di Rigoni Stern è un ottimo punto di inizio alla scoperta delle dinamiche comuni a tutte le guerre (quella raccontata da Olmi è la Prima, mentre la campagna di Russia fu nella Seconda guerra mondiale): Rigoni nel proprio libro è generoso con i compagni, prova pietà umana anche verso il nemico, talvolta si ribella agli ordini giunti dall’alto, e sogna di tornare nel paese natìo, evocato con il cugino incontrato nella campagna di Russia in toni dolcemente nostalgici. 

Come in un viaggio si decide, spesso, di leggere un libro di un autore della terra che si va a visitare, così in questo viaggio proposto da Ermanno Olmi la giusta lettura, per prepararsi al film, può essere il volume di Stern, un vero classico da leggere, anche nelle scuole.

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Del romanzo autobiografico esistono numerose versioni. Noi consigliamo la bellissima edizione EL Einaudi Ragazzi, con suggestive illustrazioni realizzate dallo straordinario artista Roberto Innocenti, che riescono a portarci all’interno dell’atmosfera del romanzo grazie ai dettagli e al realismo, cifra stilistica importante in Innocenti. 
Mario Rigoni Stern Il sergente nella neve

 

Mario Rigoni Stern - Il sergente nella neve Ermanno Olmi, Mario Rigoni Stern - Il sergente nella neve. La sceneggiatura

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