Ritratto di Massimiliano Bellino
Autore Massimiliano Bellino :: 19 Maggio 2014
Horror erotico nel cinema europeo

Joe D'Amato

Una scena di Buio Omega

Buio omega (1979), di Joe D' Amato, un film per molti versi disturbante, che non può tuttavia essere dimenticato o liquidato frettolosamente, quando si parla di horror erotico italiano e pur combattuto fra apprezzamento e ripulsa, lo ritengo una pietra miliare del genere.

Rito vudù per uccidere Anna, la rivale; l'amore morboso di Iris, una folle governante che si spinge fino ad un innaturale, sensuale allattamento dell'oggetto di tale passione deviata, un venticinquenne imbalsamatore di animali rimasto orfano, Francesco, il quale è a sua volta sopraffatto da un sentimento che va oltre ogni limite e si abbandona alla necrofilia, tanto da sottrarre dal cimitero il corpo della fidanzata defunta e coadiuvato dalla fedelissima governante, mantenerlo in uno stato di perfetta conservazione con dei trattamenti farmacologici, chirurgici e cosmetici al fine di averla vicino a sé per sempre e venerarla

Ilare (forse involontariamente, dato che il regista credo volesse piuttosto creare un'atmosfera di suspance), la sequenza del passaggio in auto dato dal giovane di ritorno dal cimitero all'autostoppista americana, con la mano della morta che a causa della strada accidentata schizza fuori dal retro del pulmino e quasi accarezza i capelli dell'ospite nel veicolo.

Perfettamente riuscito, invece, il blocco narrativo in cui abbordata una ragazza e portatala a casa, Francesco la porta nel letto dove giace anche il cadavere della fidanzata e nel culmine dell'amplesso, egli cerca la vera eccitazione toccando e poi svelando il corpo dell'amata senza vita, con lo sguardo orripilato della ragazza quando scopre di essere vicino ad una defunta e tra le braccia di un pervertito.

Gli svisceramenti e gli accanimenti splatter sul cadavere sono piuttosto raccapriccianti, e lo è ancor di più il cannibalismo che segue, con il ragazzo che divora il cuore della fidanzata in una estrema voluttà di compenetrazione nell'amata, così come la tortura sadica e gratutita della malcapitata autostoppista (Francesco le strappa le unghie con una tenaglia ) che deve morire a sua volta perché ha visto troppo.

Vomitevole inoltre il sezionamento e la decapitazione a colpi di lama ad opera della governante sul corpo nudo dell'americana.

La colonna sonora è cacofonica e psichedelica e viene interrotta, per passare ad una dolce e monotona melodia al pianoforte, solo nei momenti in cui il ragazzo viene ritratto assorto nella sua devozione e contemplazione necrofila e la governante ne approfitta per sollazzarlo sessualmente: ”la buona Iris sa come aver cura di Francesco”.

I movimenti di camera di D'Amato appaiono a volte quasi amatoriali, ma è evidentemente una cifra stilistica voluta, per evitare qualsiasi tipo di oleografismo. Si vuole infatti esprimere crudezza e violenza brutale non solo nei contenuti, ma anche negli stilemi.

Da non assumere immediatamente dopo i pasti.

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