Ritratto di Rita Andreetti
Autore Rita Andreetti :: 7 Novembre 2014

Quale piacevole sorpresa incappare in queste trasformazioni professionali. E ancora di più se danno vita a prodotti che letteralmente accarezzano il pubblico pur trattando temi scottanti, quasi tabù.

Come si può in dieci minuti parlare di un dramma senza usare lacrime? Valentina Carnelutti in questa storia scritta di suo pugno, Recuiem, si lascia guidare completamente dal disincanto dei bambini, dall'assoluta ingenuità priva di ogni ombra scura che permette a questi piccole creature di allontanare il male o vaccinarvisi parzialmente. E non si è mai vista recitazione più spontanea, dolore più assente, trasformato in merendine cioccolato televisione e gerani; nell'assurda realtà del momento dove, appunto, il reale rimane fuori di casa. Almeno per un po'. Giusto un po'.

Sicuramente, professionisti navigati come l'attrice Valentina Carnelutti, avranno più carte da giocare in un ambiente così complesso come il cinema, che al confronto degli esordienti rivela spesso goffe incertezze. Sicuramente ci sono storie che se produttivamente aiutate, raggiungono alti livelli di pathos e sostanza narrativa.

Tuttavia, il vigore, il potere della storia, quella sospensione d'incredulità che fa del cinema un'arte eterea sebbene punti alla rappresentazione del concreto, ecco, quello è parte di una vocazione personale. Saper raccontare di una tazza che si rompe, di un pannolino sporco o di vasca da bagno piena di schiuma così come della morte, perché questo è ciò che i bambini vedono, è una abilità empatica di cui quasi abbiamo nostalgia nel mondo del cinema lungo.

 

 

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