Ritratto di Redazione
Autore Redazione :: 3 Luglio 2017

Paolo Villaggio è morto oggi a 84 anni. Il mondo del cinema perde un altro esponente della grande commedia all'italiana

Paolo Villaggio in Tutto tutto niente niente

Paolo Villaggio è morto oggi a 84 anni per complicazioni dal diabete. Il mondo del cinema perde un altro esponente della grande commedia all'italiana. Pensare di soffermarsi sul suo personaggio più conosciuto, ovvero il ragionier Fantozzi, obbliga a considerare tutta la sua carriera a fronte di questo carattere tanto amato, ma anche odiato (in fondo molti riconoscevano se stessi... ), che alla fine, se da un lato gli ha dato l'enorme popolarità, ha anche dall'altro lato schiacciato ogni velleità di scrollarselo di dosso.

Certo era abbastanza difficile e di sicuro Paolo Villaggio dovette pensarci tantissime volte (anche con titoli come Fantozzi va in pensione, ma che ebbero poi una continuazione). Ma purtroppo i suoi ultimi film dedicati al ragioniere, sembrano un po' le ultime opere di Alberto Sordi. Il voler insistere su cliché, battute e quant'altro, ha certo rovinato l'epopea di Fantozzi che era destinata a chiudersi nei tempi in cui era ambientato. 

Sì, perché Fantozzi è un pezzo di storia italiana soprattutto degli anni settanta, quando il capitale era davvero tutto, quando nelle aziende gli impiegati inventavano un mondo parallelo per salvarsi dal padrone di turno, dai soprusi del direttore, o dalle più temibili e surreali sfere del megadirettore generale.

Villaggio aveva tradotto in immaginario una realtà che tutti conoscevamo, quella delle relazioni impossibili tra colleghi "buoni" e "cattivi", tra "furbi" e "ingenui": una lotta dove c'era un personaggio prevaricatore e una vittima.

Pensate alla scena in cui il mitico ragionier Calboni (interpretato da quel meraviglioso attore Giuseppe Anatrelli) trascina Filini (Reder) e Fantozzi in discoteca... Beh alla fine è lui ad andarsene con la più bella prostituta, mentre gli altri due rimangono senza un solo spicciolo...

Ora, però pensiamo un attimo che Fantozzi del 1975 è diretto da un certo Luciano Salce! 

Paolo Villaggio aveva sì inventato un personaggio che stava in piedi da solo. Ma sullo schermo quell'analisi spietata e crudele della società ha di sicuro il contributo fondamentale di chi stava dietro la macchina da presa. E Salce era uno che non risparmiava niente a nessuno...

Tanto che il secondo tragico Fantozzi col primo rappresenta davvero un binomio insuperabile. Un capolavoro della commedia italiana.

In effetti, Villaggio non teneva tanto a stare dietro la macchina da presa. Lo farà solo con Neri Parenti, in Fantozzi contro tutti, nel 1980. E gli altri Fantozzi diretti da Parenti diciamo proprio che non sono indimenticabili.

Paolo Villaggio è stato un mattatore all'altezza di Vittorio Gassman di cui era grande amico e indimenticabile anche nell'altro capolavoro di Brancaleone alle crociate di Mario Monicelli. E da Gassman fu anche diretto in Senza famiglia, nullatenenti cercano affetto.

In effetti, per ricordare solo la sua storia come protagonista del cinema, i film più importanti sono proprio quelli degli anni d'oro della commedia italiana girati da Luciano Salce, a cui aggiungiamo anche Il belpaese, un indimenticabile ricostruzione della Milano ai tempi del terrorismo e Professor Kranz tedesco di Germania.

Negli anni ottanta (1989) arriva anche la sorpresa di La voce della Luna, diretto da Federico Fellini insieme a Roberto Benigni.

Poi forse Villaggio, personaggio schietto e strafottente, non è stato neanche attento alle scelte. Per noi, di sicuro, un peccato, perché poteva anche cimentarsi in altri ruoli completamente diversi dal suo più conosciuto personaggio o almeno lontano dalla comicità.

Tra i comici italiani è stato tra quelli che non sono riusciti a scrollarsi di dosso l'etichetta di "comico". Lui era un grandissimo attore e chissà perché a volte non si riesce a raccogliere una sfida. Ma se non è nelle loro corde - e Villaggio aveva bisogno di un personaggio istrione - è inutile pensare di cambiare.

Tra le più recenti apparizioni, l'utima del 2012, in Tutto tutto, niente niente, è davvero esemplare delle sue incredibili capacità attoriali. Nel film di Giulio Manfredonia con protagonista Antonio Albanese, fa un Presidente del Consiglio, personaggio che traduce solo nel corpo e nell'espressione l'immagine di un potente e del nuovo più sottile ed infido dominio sulla popolazione che è certamente cambiato rispetto ai tempi del ragionier Fantozzi!

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