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Autore Marianna Ninni :: 1 Luglio 2014

5 curiosità su "Lo squalo" di Steven Spielberg, un film che a distanza di quasi 40 anni non smette di affascinare

Lo squalo di Steven Spielberg

Il 20 giugno del 1975 Lo squalo di Steven Spielberg faceva il suo ingresso nelle sale cinematografiche. Il film, descritto dallo stesso Spielberg come “una storia di coraggio e stupidità” fu una vera e propria impresa. Furono diversi i problemi che il giovane regista dovette risolvere insieme ai produttori Brown e Zucker e, in mancanza degli effetti speciali cui siamo tanto abituati oggi, i tre si adoperarono per trovare soluzioni originali e poco dispendiose per dar vita al progetto. Distribuito in poco più di 450 sale, il film ottenne subito un inaspettato successo e non ci mise molto a raggiungere un numero ben più alto di sale cinematografiche. In pochissimo Lo squalo di Spielberg riuscì a incassare circa 100 milioni di dollari divenendo il film di maggiore successo di quei tempi. A distanza di quasi 40 anni Lo squalo continua ad attirare l’attenzione degli appassionati. E non mancano le curiosità che hanno fatto di questo classico cinematografico uno dei film più amati della storia del cinema.  

1. Uno squalo dai molteplici nickname
Sembra proprio che il terrificante squalo di Steven Spielberg sul set fosse semplicemente chiamato Bruce. Il nome, preso in prestito dall’avvocato del regista, non ha tuttavia portato molto bene alla creatura. Si racconta che al primo approccio con l’acqua, l’animale sia immediatamente affondato portandosi dietro la nomea di “grande stronzo bianco”. Il fallimento spinse Steven Spielberg a interrogarsi sul da farsi per trovare una rapida soluzione al primo grande problema del film. A dargli una risposta Alfred Hitchcock che, in una grande lezione sul cinema, ha spiegato con convinzione come a “spaventare davvero sia sempre quello che non vediamo”. Fu questa la soluzione di Spielberg. Creare suspense limitando le scene dello squalo e il suo punto di vista alle sole inquadrature più terrificanti.

2. Quelle parole buttate lì per caso
Siamo certi che Roy Scheider non si sarebbe mai aspettato che quelle parole  pronunciate così per caso in un momento di improvvisazione sarebbero entrate a far parte della lista delle 100 migliori frasi cinematografiche stilata dalla commissione dell’American Film Institute. Eppure è proprio così. Al 35esimo posto di quella classifica si trova proprio la celebre battuta pronunciata da Brody: “Ci serve una barca più grande”.

3. Troppo grosso per essere vero
Siamo ben lontani dai tempi in cui il potere degli effetti speciali permetteva di risolvere qualsiasi arcano. Così, per girare alcune riprese con squali veri, Spielberg si avvalse dell’aiuto di due esperti australiani, Ron e Valerie Taylor. Gli squali utilizzati dai Taylor per le riprese del film erano in genere molto più piccoli di quello che si intendeva utilizzare nel film. Per far sì che tutto sembrasse più grande agli occhi della gente, Spielberg si avvalse anche dell’aiuto di un attore per girare alcune inquadrature da molto lontano. Questo gli permise di girare delle scene molto più realistiche.

4. Quel motivetto non convince
A John Williams e alla sua composizione musicale fu consegnato uno dei tre premi Oscar conquistati dal film. Ancora oggi, quello di Williams resta forse uno dei theme song più noti della storia del cinema. Nonostante questo, però, sembra che Spielberg non fosse molto convinto dal motivetto musicale e la sua prima reazione durante l’ascolto fu una fragorosa risata. Ci volle qualche modifica prima che Spielberg riconoscesse la musica di Williams come la più adatta al film. Qualche anno dopo, il regista, dichiarò: “John Williams ha reso il nostro film molto più avventuroso e avvincente di quanto io abbia mai potuto immaginare”.

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5. La metamorfosi di Benchley
L’autore del libro e co-sceneggiatore del film Peter Benchley si è successivamente battuto per proteggere gli squali in via d’estinzione. Scomparso nel 2006, Benchley ha descritto il suo romanzo come un libro di pura finzione. Dopo la pubblicazione lo scrittore è sempre stato perseguitato dal rimorso per aver descritto gli squali come creature terribili. Dopo il successo del film, si è quindi subito attivato per porre un rimedio a quanto da lui erroneamente pubblicato. In un’intervista al National Geographic Bentley dichiarò che la teoria secondo cui gli squali sono dei predatori di esseri umani è inesatta e che nella maggior parte dei casi gli squali si tengono decisamente alla larga dalle persone. Se avesse conosciuto fin da subito la vera natura degli squali non avrebbe mai scritto quel libro che gli ha regalato così tanto successo.

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