Ritratto di Marco Rovaris
Autore Marco Rovaris :: 23 Settembre 2014

"I predatori dell'arca perduta" in bianco e nero e muto, con una colonna sonora presa a prestito da altri film. Il regista ha modificato il film di Spielberg per dimostrare che la messa in scena è la chiave del successo di un film

"I predatori dell'Arca Perduta" in bianco e nero

Steven Soderbergh ha deciso di creare una nuova versione di I predatori dell'arca perduta, togliendo colore, musica e dialogo al film di Steven Spielberg per permettere all'osservatore di concentrarsi su quello che il regista chiama "staging": si tratta fondamentalmente della messa in scena e di come le sequenze sono ordinate e allineate nell'armonia globale. Il vocabolo è preso a prestito dal linguaggio teatrale e si riferisce alla disposizione degli elementi scenografici sulla scena. Ovviamente il ruolo del montaggio è fondamentale, perché esso permette un'operazione unica: l'opportunità di estendere o espandere un'idea visuale o narrativa oltre i limiti dell'immaginazione di ciascuno.

Soderbergh cita anche le parole di David Fincher. "Prima di girare una sequenza, si sa che a inizio giornata ci sono almeno cento modi per farlo, ma alla fine ne restano solo due, e uno è quello sbagliato". Naturalmente comprendere la storia e i personaggi è fondamentale per girare la scena nel modo corretto, ma il regista di Traffic opera con la convinzione che un film dovrebbe funzionare anche senza il sonoro e, con questo credo, lo staging diventa fondamentale. Quindi l'obiettivo di questa operazione è dimostrare quanto il film di Spielberg funzioni semplicemente osservandone gli elementi nell'inquadratura e la loro disposizione: essa non è mai casuale e l'interagire dei personaggi e il loro ruolo si palesano attraverso la loro posizione nel quadro, senza bisogno di nient'altro.

L'efficacia del montaggio e della messa in scena non si scoprono certo oggi, come del resto insegnano le comiche di cento anni fa, che chiaramente facevano a meno del colore e del dialogo. Soderbergh vuole far capire che un bravo regista non viene mani meno a queste efficaci regole e, nel particolare, che la fortuna del regista di Lo squalo non è dovuta né al budget né al digitale, ma semplicemente a una grande capacità di elaborare la costruzione dell'immagine. Il solo suono presente è montato da Soderbergh e si tratta dello score di Reznor e Ross, dalle colonne sonore di The Social Network e Uomini che odiano le donne.

Per vedere la versione di Soderbergh di I predatori dell'arca perduta cliccare qui.

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