Ritratto di Andrea Caramanna
Autore Andrea Caramanna :: 13 Maggio 2017
Locandina di Alcolista

Alcolista di Lucas Pavetto è un viaggio nel caos psicologico, ovvero nelle dipendenze, come dice la locandina del film, per cui non si ha cura

Alcolista è un film cupo, non sollecita illusioni, né tanto meno speranze. In questo senso ha il coraggio di guardare i fatti per come realmente stanno.

Prendiamo una storia comune: un uomo che perde la moglie e la figlia. Quale potrebbe essere la sua reazione? Diciamo che al 50% potrebbe continuare a vivere con la forza ed il coraggio di non guardarsi tanto indietro, ma accettando quella tragedia è riuscito in qualche modo ad elaborarla.

Nell'altro 50% dei casi invece ci troviamo di fronte a una persona che cade in una sindrome più o meno depressiva nella quale ossessioni e dipendenze, in questo caso dall'alcol, sono l'unica valvola di sfogo.

Pavetto non ha illusioni, ci sta solo dicendo che la probabilità è che un uomo diventi questo personaggio traviato, consumato, che vive in una casa sporca, piena di rifiuti e soprattutto di bottiglie di superalcolici scolate.

E troviamo una rappresentazione che è degna delle migliori pellicole del passato, dove affiorano allucinazioni spaventose, rese benissimo da effetti speciali molto efficaci, come quello dei muri che scricchiolano e si spaccano o degli scarafaggi che sommergono il corpo del protagonista.

Lui è soltanto un uomo che ha perduto tutto... che deve in qualche modo continuare a vivere...

Ed a questo punto subentra un personaggio che coincide con la parte più interessante di quest'opera: si tratta della sociologa Claire, con la quale Daniel stabilisce un rapporto controverso.

Il film analizza la relazione d'aiuto con riferimento alle società che aiutano gli alcolisti senza patetismi e cliché. Ce ne accorgiamo quando vengono messe in scena delle riunioni e sono svelati altri personaggi alcolisti, ma soprattutto si chiarisce che nessun aiuto è possibile se non quello che provenga da noi stessi. Insomma, è la stessa relazione d'aiuto che non può esistere, che è mossa e basata su aspetti soggettivi insondabili: lo dimostra anche il padre di Daniel che lo vuole salvare, ma solo per i suoi interessi... La relazione d'aiuto è sempre ambigua, squilibrata, perché è l'essere umano che non può esser bloccato in una presunta situazione di "normalità" psicologica. E questo senso viene fuori in maniera mirabolante nel film. Non è un aspetto dell'immaginario horror (anche se la vena horror non manca), ma più semplicemente la virtuosa (auto)analisi che l'autore fa dei suoi personaggi (che poi coincidono con la realtà di tutti i giorni). E non si può ricorrere a strumenti di correzione che sono sempre boomerang imprevedibili, lo prova un finale giustissimo, aperto e disperato al contempo.

Claire, che dovrebbe aiutare Daniel, rimane un personaggio tout court enigmatico. È quella che sembra, vale a dire vuole realmente aiutare in modo "salutare" Daniel o lo spinge verso un maggiore sprofondamento nell'inferno del caos psicologico? Ma questo forse poco importa?

Claire spinge Daniel ad un recupero dentro una cella, un modo estremo per disintossicarsi dall'alcol, ma al limite della pazzia, rinchiuso in una stanza fredda dove girano topi e scarafaggi e la luce del sole penetra appena un filo...

Chi è davvero Claire?

In questa atmosfera Alcolista, che ha già ricevuto tanti premi oltreoceano e che arriva nelle sale italiane soltanto il 18 maggio del 2017, riesce ad affascinare per originalità del racconto così chiuso nella sua necessità di percorrere le vie più significative di una storia  - quasi un kammerspiel anche se girata in più spazi (la New York meno riconoscibile di sempre), ma lascia questa impressione - che in altri casi sfocerebbe nella banalità o nel già visto. Ed invece Alcolista alla fine, grazie anche alla sua freschezza da film indipendente a basso budget, è un film forte che rimane impresso nella memoria dello spettatore.

Avendo visto la versione italiana, e trattandosi di attori "stranieri", supponiamo anche che la versione originale debba essere ancora più forte e apprezzabile. Il suggerimento è quella di proporla magari anche al grosso pubblico in sala in versione originale con i sottotitoli.

Voto della redazione: 

4

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