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Autore Redazione :: 11 Settembre 2014
Locandina di Necropolis

Recensione di Necropolis – La città dei morti, nel sesto lungometraggio del regista americano John Erik Dowdle, il found footage continua a essere il procedimento prediletto per il genere horror contemporaneo

Con Necropolis – La città dei morti, sesto lungometraggio del regista americano John Erik Dowdle, il found footage continua a essere il procedimento prediletto per il genere horror contemporaneo. Inaugurato in tempi non sospetti da Ruggero Deodato con Cannibal Holocaust negli anni '80, divenne essenziale con il boom di The Blair Witch Project e ormai consueto, ma consapevole e intrigante, con gli ultimi esperimenti degli anni 2000 con [REC], Cloverfield e Paranormal Activity

Se oggi da un lato ha ancora più senso filtrare la finzione cinematografica attraverso l'obiettivo delle videocamere personali e dei cellulari, nell'epoca del narcisismo imperante, in cui si riprende e fotografa tutto, dall'altro l'utilizzo delle registrazioni video amatoriali, con le immagini in soggettiva disturbate, instabili della macchina a mano, rischia di diventare pura e inerte prassi di genere.

Necropolis è, infatti, la rassegnata conferma di un esaurimento del metodo, laddove il tentativo di ravvicinamento alla realtà, o almeno alla verosimiglianza della narrazione, finisce per condurre al risultato opposto, con un montaggio tra found footage e mockumentary posticcio, una ripresa  schizofrenica e forzatamente costruita, infine per nulla credibile. Eppure, John Erik Dowdle (e suo fratello Drew, insieme a lui sceneggiatore e produttore) ha dimostrato precedentemente di conoscere il linguaggio meta-cinematografico e di saper intraprendere sapientemente il discorso sulla rimediazione dei vari tipi di schermi: basti pensare a Quarantine (2008), remake del già ottimo [REC], o a The Poughkeepsie Tales (2007), finto documentario su un serial killer uso a filmare la cattura e l'omicidio delle sue vittime, costruito tramite l'utilizzo di diversi media (fotografia, televisione, ricostruzioni di finzione, filmati di sorveglianza) e altrettanti tipi di inserti (giornali, interviste, immagini di repertorio e gli stessi found footage dei VHS dell'assassino).

È un peccato dunque che Necropolis offuschi completamente il talento dei fratelli Dowdle e azzeri l'evoluzione del linguaggio che finora hanno portato avanti, riconducendo il found footage da strumento per indagare una realtà ancora più folle della finzione a mero espediente visivo e narrativo per il solito horror acchiappa teenagers, probabilmente anche per sopperire alla totale mancanza di originalità registica e a una sceneggiatura ridicola nel raccogliere in sé tutti i cliché del genere “missione suicida”.

Trailer italiano di "Necropolis - La città dei morti"

Voto della redazione: 

1

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