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Autore Redazione :: 2 Marzo 2018

Il Centro Studi Archivio Pier Paolo Pasolini di Bologna, in occasione del novantaseiesimo anniversario della nascita dello scrittore-regista, il 5 marzo organizza un doppio appuntamento nella sala Mastroianni del cinema Lumière di Bologna

Pier Paolo Pasolini

Il Centro Studi - Archivio Pier Paolo Pasolini di Bologna, in occasione del novantaseiesimo  anniversario  della  nascita  dello  scrittore-regista, organizza  un doppio appuntamento nella sala Mastroianni del cinema Lumière di Bologna.

Il  5  marzo  2018,  alle ore 17,45, sarà presentato il libro Pasolini - un omicidio  politico  (Castelvecchi,  2017) di Andrea Speranzoni e Paolo Bolognesi. Non  è l'ennesimo libro sul delitto Pasolini ma uno studio di grande rigore, risultato di anni di ricerche da cui sono emerse nuove piste investigative,  portate  alla luce grazie alla digitalizzazione dell'enorme archivio del processo di Catanzaro su Piazza Fontana: tonnellate di carte rimaste sepolte dagli anni Settanta negli scantinati  giudiziari, trasportate a Milano e a Brescia negli anni Novanta per far ripartire le inchieste sulle stragi impunite. Le scannerizzazioni dei documenti hanno reso accessibili e consultabili decine di migliaia di documenti dimenticati e in qualche caso del tutto inediti.

Come scrive Paolo Biondani su "l'Espresso": "Negli atti dello storico processo di Piazza Fontana, in particolare, gli autori del libro hanno trovato documenti che  provano  l'esistenza  di  un  fascicolo  del  Sid, protocollato  con  il  numero  2942, intestato personalmente a Pasolini. Un dossier, finora ignoto, che comprova un'inquietante attività di spionaggio della  sua  vita  privata  e  professionale,  che  mirava  a  scoprire,  in particolare, cosa  avesse  scoperto  negli  ottantamila metri di pellicola utilizzati per realizzare il documentario «12 dicembre»: un filmato che sosteneva  la tesi della «strage di Stato» quando gli apparati di sicurezza accreditavano ancora la falsa “pista rossa” degli anarchici milanesi.

L'esistenza e il numero di protocollo del dossier segreto su Pasolini è documentata, in  particolare,  da  un'informativa del Sid, pubblicata integralmente nel libro, datata 16 marzo 1971 e indirizzata dagli agenti di Milano  all'ufficio  D  di Roma: il reparto dei servizi destinato ad essere soprannominato “ufficio stragi”, dopo la scoperta che il suo capo, l'allora colonnello (poi generale) Gian Adelio Maletti, e il suobraccio destro, il capitano Antonio Labruna, invece di aiutare la giustizia facevano sparire le  prove  contro  i terroristi neri. Al punto da fornire soldi e documenti falsi  per far scappare all'estero e pagare la latitanza ai neofascisti ricercati dai magistrati di Milano.

Maletti e Labruna, entrambi affiliati alla P2, sono stati condannati con sentenza definitiva per il reato di favoreggiamento. Freda e Ventura sono stati proclamati  colpevoli  in tutti i gradi di giudizio per 16 attentati preparatori del 1969 e assolti in appello per la strage di piazza Fontana, per insufficienza di prove (e abbondanza di depistaggi). Il libro-inchiesta rivela che Pasolini era spiato anche dall'Ufficio Affari Riservati, il servizio parallelo che completava il lavoro sporco degli apparati deviati perseguitando gli innocenti anarchici milanesi.

Un'altra scoperta sorprendente è il ritrovamento, tra gli atti ora informatizzati del maxi-processo di Catanzaro, di un carteggio tra Pasolini e Ventura. Le  prime  notizie  di queste lettere erano emerse grazie a un altro libro-inchiesta, firmato da Simona Zecchi (“Pasolini, massacro di un poeta”,  pubblicato nel 2015 dalla casa editrice Ponte alle Grazie), che rivelava  per la prima volta anche altri elementi di prova, come la foto di una  seconda  macchina sul luogo del delitto, diversa  dall'auto dello scrittore (con cui Pelosi passò sul corpo della vittima prima di darsi alla fuga), le minacce subite dall'intellettuale antifascista poco prima dell'omicidio e  il possibile collegamento con le sue indagini su piazza Fontana. 

Documentato anche dal carteggio finito agli atti dello storico processo sulla strage. (...) Il libro-inchiesta pubblica molti nuovi elementi di prova, tra cui le testimonianze,  finora  inedite, di alcuni abitanti dell'Idroscalo, che già nel  2010  hanno  verbalizzato che quella notte nel luogo dell'omicidio non c'erano soltanto Pasolini e Pelosi, ma diverse altre persone. La speranza è che  il nuovo vertice della procura di Roma, che sta facendo dimenticare la nomea della capitale giudiziaria come «porto delle nebbie», possa fare ogni sforzo per cercare verità e giustizia su un delitto di portata storica come l'omicidio di Pier Paolo Pasolini". Pasolini  -  un  omicidio  politico è opera dell'avvocato e saggista Andrea Speranzoni e di Paolo Bolognesi, presidente dell'associazione dei familiari delle  vittime  della strage di Bologna, che hanno chiesto ai magistrati di Roma di riaprire le indagini sull'omicidio Pasolini.

La  presentazione  del  libro  sarà  preceduta  dalla proiezione di un raro filmato girato dal regista e amico di Pasolini, Sergio Citti, sul luogo del delitto pochi giorni dopo, quando erano ancora presenti tracce del crimine. Nel  film Citti mostra con la concretezza delle immagini come molti aspetti essenziali  della  versione  spacciata  da Pino Pelosi fossero smentiti dal riscontro dei fatti.

Il  6 marzo, sempre alle ore 17,45, verrà proiettato "La rabbia di Pasolini - Ipotesi di ricostruzione della versione originale" (1963-2008), curata da Giuseppe  Bertolucci con la Cineteca di Bologna e il Centro Studi Pasolini di Bologna, dove si dimostra che La rabbia (1963) avrebbe dovuto essere un lungometraggio  autonomo pasoliniano, un ‘poema cinematografico' in prosa e in versi, che evoca gli eventi più emblematici degli anni compresi fra il secondo dopoguerra e  l'inizio del boom economico. Un film basato esclusivamente  sul montaggio di materiali di repertorio: cinegiornali, fotografie, riproduzioni di dipinti e disegni, frammenti di film.

Alle 19,15 circa verrà proiettato  "La ricotta" (1963, 35'), l'episodio pasoliniano  di "RoGoPaG". Fame, passione e martirio di un povero generico, Stracci, che impersona un ladrone crocefisso sul set di un film su Cristo, diretto da un regista marxista (Orson Welles). Un apologo fulminante, un attacco frontale contro il fariseismo che gli costerà sequestri, tagli e una condanna per vilipendio della religione.

Per info http://www.cinetecadibologna.it/vedere/programmazione

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