Ritratto di Marco Rovaris
Autore Marco Rovaris :: 15 Gennaio 2015

I documentari di Maurizio Ponzi hanno esplorato l'universo dei più grandi autori del cinema italiano, tra i quali Pier Paolo Pasolini, Federico Fellini e Roberto Rossellini. Corti d'autore ne propone quattro di alto spessore artistico e storico

Pasolini con Fellini

Due autori per cinque ritratti di grandi registi. Il quarto appuntamento stagionale con Corti d’autore, il prossimo 21 gennaio alle 21,30 (presso Cinema Massimo 3, via Verdi, 18, Torino),  propone quattro film firmati da Maurizio Ponzi per la Corona Cinematografica tra 1966 e 1967 di circa un quarto d’ora ciascuno: Il cinema di Pasolini, Verso Rossellini, Verso Visconti, Fellini in città e il documentario di Paolo Brunatto su Alberto Grifi, Schegge di utopia - Alberto Grifi, di 45’, parte di una serie di ritratti di cineasti dell’underground italiana realizzata nel 2004.

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Giovane cinefilo, critico di «Cinema&Film», assistente di Pasolini, futuro regista di film culto come I visionari (1968) e di commedie di successo come Io, Chiara e lo Scuro (1982), Maurizio Ponzi è qui autore di quattro critofilm, cortometraggi che ambiscono ad andare molto al di là del semplice resoconto sull’opera di un regista. Ognuno di essi è infatti girato “alla maniera” del regista del quale parla, affrontando brevi esempi tratti dalla sua opera per condurvi una vera e propria analisi testuale. In ogni film, con l’eccezione di Fellini, l’autore in questione viene intervistato e dà un contributo alla lettura della propria opera. Sono quattro testimonianze di una cinematografia, quella italiana degli anni Sessanta, giunta all’apice del suo fulgore e, più che mai, al centro del dibattito culturale. Ma sono anche quattro gioielli di critica cinematografica fatta con il cinema e non con la parola scritta, un’idea, questa, che negli stessi anni trovava oltralpe il proprio corrispettivo d’elezione nell’opera di registi come Godard e Truffaut.

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Schegge di utopia è invece una serie di dodici ritratti dei protagonisti dell’underground italiana, di quel cinema cioè fatto in maniera indipendente, svincolato dalle logiche di mercato così come da quelle della narrazione filmica tradizionale, che ha rappresentato uno dei momenti più ricchi e liberi, dal punto di vista estetico, nella storia del cinema italiano. L’autore di questa serie, Paolo Brunatto – egli stesso uno dei principali nomi dell’underground italiana – è scomparso nel 2010 e proiettare un suo film è occasione per il Centro del Corto per rendergli omaggio. Il film scelto è dedicato al nome forse oggi maggiormente conosciuto di tutta la generazione dell’underground: Alberto Grifi. Regista nel 1964 (con Gianfranco Baruchello) di La verifica incerta e nel 1972 (con Massimo Sarchielli) di Anna, Grifi è un pioniere della video sperimentazione, uno dei più compiuti cineasti militanti, uno straordinario teorico del cinema e dell’arte come strumento di liberazione dall’alienazione. Nel documentario di Brunatto, che ripercorre le tappe principali della filmografia di Grifi, lo spazio principale è lasciato alla voce del regista: uno straordinario viaggio lisergico, politico ed estetico.

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