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Autore Pierre Hombrebueno :: 25 Dicembre 2014

Andare in una scuola di cinema è importante e necessario per riuscire a fare dei film in maniera decente? O si riescono ad apprendere meglio le cose altrove? Ecco le risposte di alcuni registi americani indipendenti

Marshall Curry

Per riuscire a fare dei film in maniera decente è necessario essere andati in una scuola di cinema? O perlomeno, può essere utile? Una domanda dalle mille risposte possibili, perché se è vero che per molti cineasti la scuola è stata praticamente il cinemino sotto casa o la videoteca dietro l'angolo (e pensiamo a François Truffaut o Quentin Tarantino), dall'altra, personalità come Martin Scorsese, Ang Lee o Spike Lee sono stati rinomati studenti di alcune fra le scuole di cinema più prestigiose negli States. Quindi, da che parte mettersi? Indiewire ha interpellato alcuni giovanissimi registi della scena indie americana e ha chiesto loro la fatidica questione: è davvero utile andare in una scuola di cinema? Ecco cos'hanno risposto.

Dice Ana Lily Amirpour, regista del bellissimo romance post-punk A girl walks home alone at night, che “fare cinema è come fare sesso, non esiste un unico modo per farlo, e l'unico modo per impararlo è facendolo”. Dall'altra parte però, ammette anche che “un posto che aiuti gli artisti a fare dell'arte è un buon posto e può essere uno strumento”. Insomma, la scuola come utensile: non t'insegna certamente il mestiere né tantomeno i tantissimi segreti della settima arte, ma qualche evocazione e suggerimento può dartela.

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Aaron Katz, regista indie cult di pellicole come Quiet City e Dance Party, USA, sostiene di aver imparato molte cose dalla sua scuola di cinema (la University of North Carolina Schoof of Arts), in primis la parte più pratica del mestiere: “La scuola era molto conservatrice delle pratiche produttive, il che ci ha dato le nozioni di che cosa fosse tradizionalmente giusto fare. Ho differito diverse volte da quelle regole, ma averle conosciute mi ha fatto capire meglio le mie opzioni”.

Meno convinto è invece Marshall Curry, regista di Street Fight e Racing Dreams: “Avevo pochi soldi. Potevo utilizzarli per andare a scuola di cinema, oppure per tentare di fare il film che volevo. Alla fine ho optato per la seconda. (…) Sono sicuro che ci sono tante cose che avrei potuto imparare a scuola, problemi che avrei potuto evitare... ma in questi ultimi tempi, che tu vada a scuola o meno, non può esserci sostituto alle ore che spendi fuori a tentare effettivamente di girare qualcosa”.

[Leggi anche: Scorsese dà consigli agli universitari su come fare cinema: “Non seguite il vostro sogno”]

Molto simile, infine, è anche la posizione di Tom Dolby, autore di Last Weekend: “Credo che una scuola di cinema sia grandiosa se hai la voglia e l'inclinazione (e i soldi). Ma credo che il miglior modo per imparare come si facciano i film sia, molto semplicemente, provare a farne uno. È un'esperienza che non credo si possa avere all'interno di un'aula scolastica”.

E voi, che cosa pensate delle scuole di cinema e dell'opinione di questi film-maker? Con chi pensate di essere più d'accordo?

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