Ritratto di Rebecca Amanda Snyder
Autore Rebecca Amanda ... :: 16 Aprile 2014

La Cinémathèque Française festeggia, fino al 3 agosto 2014, il centenario della nascita del suo fondatore, Henri Langlois, personaggio stravagante, coltissimo e faceto, poeta, collezionista e archeologo della settima arte

Henri Langlois trasporta alcune bobine di film

La Cinémathèque Française festeggia con un bell'evento espositivo, fino al 3 agosto 2014, il centenario della nascita del suo fondatore, Henri Langlois, personaggio stravagante, coltissimo e faceto, poeta, collezionista e archeologo della settima arte.

Nella duplice veste di conservatore ed espositore di film, Henri Langlois fu il mentore di quella banda di cineasti che formarono la Nouvelle Vague e strenuo difensore di un cinema non alienato dalla narrazione, come quello dei grandi cineasti-pittori: Ruttmann, Fischinger, Len Lye, Man Ray, Léger, Richter... e poi Kenneth Anger, Paul Sharits e le ricerche sperimentali francesi degli anni Sessanta da Martial Raysse a Philippe Garrel.

Nella prima sala della mostra si dipana, come una lunga pellicola cinematografica, la vita di Langlois e dell'istituzione da lui fondata. Scopriamo che l'embrione della Cinémathèque fu costituito da una quarantina di bobine che Langlois salvò dall'oblio durante gli anni Trenta. A quell'epoca il concetto di conservazione non esisteva e, dopo lo sfruttamento consumistico nelle sale, le bobine venivano relegate nei dimenticatoi della società industriale. Langlois, con spirito rivoluzionario, si impegnò in un recupero 'dadaista' delle vecchie bobine e di altri oggetti (cineprese, manifesti, pubblicazioni, costumi, scenografie di film) che andarono a costituire la sua collezione e offrirono lo spunto per la progettazione del futuro museo del cinema.

Negli anni Sessanta, la Cinémathèque offriva una programmazione pomeridiana assolutamente all'avanguardia. Langlois si dedicò ad una vera e propria scrittura di montaggio non giustificando mai l'associazione dei film proposti ma lasciando che i titoli gli affiorassero alla mente secondo il principio della scrittura automatica surrealista. In prima fila, c'erano tutti i giovani cineasti della Nouvelle Vague: Alexandre Astruc, Jean-Luc Godard, Francois Truffaut, Jean-Marie Straub, Eric Rohmer. Jacques Rivette ricordava: «La Cinémathèque Francaise è il Louvre e il museo di arte moderna insieme, ma anche la galleria Maeght e la galleria Sonnabend. Potevamo vedere Broken Blossoms di Griffith alle 18.30 e The chelsea Girls di Andy Warhol alle 20.30. Era precisamente questo che era favoloso, vedere Griffith e Warhol insieme la stessa sera».

Tuttavia, il carattere assolutamente stravagante di Langlois, la gestione dispendiosa della Cinémathèque e la conservazione un po' disordinata delle opere in essa custodite, valsero a Langlois le ostilità dell'allora ministro della cultura Malraux che lo licenziò dal suo incarico; ma la solidarietà tributatagli dal mondo della cultura fu incondizionata, si formò un comitato di difesa e si organizzarono manifestazioni di protesta che ebbero come effetto la reintegrazione di Langlois a capo della Cinémathèque e la sua ascesa a vedette di fama internazionale.

Il secondo spazio espositivo, intitolato "Foyer de l'artiste", è dedicato al rapporto di Langlois con l'arte d'avanguardia. Egli dedicò tempo ed energia ad alcuni pittori maggiori del dopoguerra. Questa relazione gli assicurò una reputazione nobile di cineasta e raffinato conoscitore d'arte tanto che l'inaugurazione del museo del cinema nella nuova sede al Palais Chaillot (1963) contemplava l'esposizione di opere di Man Ray, Marcel Duchamp, Max Ernst e Gino Severini con in testa il Ballet mécanique di Fernand Léger, considerato da Langlois come uno dei capolavori del secolo.

Tentando in tutti i sensi di far guadagnare al cinema lo statuto di settima arte, Langlois ebbe la folgorante idea di lanciare il festival d'Antibes in antitesi a quello di Cannes. Nel contesto di questo progetto fu realizzato il documentario di otto minuti che mostra Matisse intento a lavorare sui suoi famosi découpages e di cui si può ammirare, nella mostra, la serie Jazz.

L'intelligenza lungimirante e la curiosità tentacolare lo indussero ad interessarsi e poi a difendere il cinema d'avanguardia che, a suo dire, «non annoia mai, nemmeno quando i suoi film sembrano vuoti di contenuti, perché sono dei giochi ai quali si domanda di partecipare». In mostra è possibile visionare le opere di alcuni cineasti-pittori, le sperimentazioni dell'underground americano (Inauguration of the Pleasure Dome di Kenneth Anger), della Factory di Warhol (Exploding Plastic Inevitable) e le innovazioni francesi (Pierre Clementi).

Nel terzo spazio si rende omaggio al Langlois cineasta e 'architetto'. Nel 1935 realizzò, assieme a Georges Franju, il film Métro, che rivela il suo interesse per la fotografia e le opere di Laszlo Moholy-Nagy, nonché il tentativo di tradurre cinematograficamente il cubofuturismo di Gino Severini.

Nei decenni trascorsi ad alimentare la programmazione della Cinémathèque, Langlois ha agito come un compositore di senso e di forme; attraverso le sue giustapposizioni ha fornito delle indicazioni alle future generazioni di cineasti e ne ha nutrito l'immaginario. In questo senso l'attività espositiva completava quella, più classica, di conservazione delle opere. Gli organigrammi per la Cinémathèque che Langlois ha abbozzato documentano della necessità di pensare ad un luogo e ad uno spazio che tenessero conto della doppia anima dell'istituzione cui era a capo e della sua vera vocazione, quella di tracciare la storia del cinema.

Langlois muore nel 1977 e, come in un passaggio di staffetta, Jean-Luc Godard realizza, dalla fine degli anni Ottanta, il progetto del suo padre putativo con l'opera video Histoire(s) du cinéma, dove costruisce una genealogia della storia(e) del cinema rendendo finalmente omaggio alle parole del suo mentore: «Penso cinema, vedo cinema, la mia immaginazione è cinema».

 

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