Ritratto di Redazione
Autore Redazione :: 20 Gennaio 2016

Addio a Ettore Scola. Se ne va un'altra figura fondamentale del cinema italiano degli anni passati, ma anche più recenti. Lo ricordiamo attraverso la testimonianza del blog di Oddo Bernardini, suo collaboratore in "C'eravamo tanto amati"

Ettore Scola

A cura di: Camilla Maccaferri

Su C’eravamo tanto amati di Ettore Scola, del 1974, ho lasciato il cuore. È in assoluto il film che ho amato di più. Innanzitutto, c’era un cast straordinario: Stefania Sandrelli, Vittorio Gassman, Nino Manfredi, Stefano Satta Flores, Giovanna Ralli e Aldo Fabrizi. Un gruppo di attori grandissimi con cui era un piacere lavorare. Non a caso, ricevettero anche parecchi riconoscimenti: due nastri d'argento a Fabrizi e alla Ralli, (più un nastro per la sceneggiatura di Age&Scarpelli e Scola), Globo d’oro per migliore attore a Vittorio Gassman e per miglior rivelazione a Satta Flores, Grolla d’oro per miglior attrice alla Sandrelli. Insomma, un trionfo. Anche Scola fu premiato: Grolla d’oro alla regia, Premio César come miglior film straniero e il prestigioso Gran Premio al Festival cinematografico internazionale di Mosca.

Ettore Scola è un grande sceneggiatore e un bravo regista, ma è un uomo molto esigente. Mai una volta si è detto soddisfatto dei giornalieri, era sempre perplesso. Comunque, sul set di C’eravamo tanto amati c’era una bella atmosfera, si andava molto d’accordo, e per merito di Scola abbiamo sempre lavorato, dall’inizio alla fine, con la musica che poi sarebbe diventata la colonna sonora del film. Si andava sul set con contentezza, dispiacque veramente tanto quando la produzione terminò. E ci si rendeva conto, mentre lavoravamo, che si stava girando una grande, importante pellicola.

Ettore è stato anche un grande anticipatore di tendenze: ad esempio, il suo Il commissario Pepe, del 1969, non ebbe successo quando uscì ma fu rivalutato dopo perché aveva anticipato il filone poliziottesco.

Con Stefania ho avuto occasione di lavorare anche sul set di Io la conoscevo bene di Antonio Pietrangeli del 1965. Era bellissima: mi ricordo ancora la scena iniziale, con lei sdraiata che prende il sole sulla spiaggia di Ostia e una claque di curiosi dietro che la guardavano sbalorditi.

È stato un grande privilegio calcare le scene in quegli anni di grande fermento artistico per il nostro cinema e poter incontrare tutti i protagonisti che hanno fatto la storia.

[Leggi anche: È morto Ettore Scola, il cinema italiano ha perso uno dei suoi ultimi maestri]

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