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Autore Erika Favaro :: 28 Gennaio 2016

L'attore britannico si inserisce nel dibattito circa la discriminazione portata avanti dall'Academy e denuncia la mancanza di riconoscimenti per gli attori (dichiaratamente) omosessuali

Ian McKellen

Il dibattito sulla discriminazione da parte dell’Academy continua e questa volta ad intervenire è Ian McKellen, il grande attore inglese che tutti ricordano per il suo ruolo di Gandalf nella trilogia Il signore degli anelli.

È lui a denunciare non tanto che tutti gli attori nominati quest’anno siano bianchi, bensì il fatto che nella storia non sia mai stato consegnato un premio Oscar come Miglior Attore ad un artista (dichiaratamente) omosessuale.

McKellen è uno degli attori che parla apertamente  dei suoi orientamenti sessuali, che da anni lotta come attivista per il riconoscimento di diritti che ancora oggi vengono negati alla comunità LGBT.  All’hashtag di tendenza in questi giorni #OscarsSoWhite potrebbe quindi aggiungersi prima o poi #OscarsSoStraight, sempre per sottolineare le posizioni abbastanza conservative dei membri dell’Academy i quali secondo molte persone ormai non rispecchiano più la popolazione degli Stati Uniti. L’attore inglese nota ad esempio la disparità tra gli abitanti di uno stato come la California, dove ormai la maggioranza è di etnia ispanica o afroamericana, e i  membri della giura degli Oscar in cui la maggioranza è bianca, di ceto alto e di età avanzata.

In occasione di un evento organizzato dal British Film Institute, l’attore ha anche fatto ironia sulle due volte in cui ha dovuto riporre nel taschino il discorso per l’Oscar che si era preparato. Il riferimento è chiaramente al 1998 quando Roberto Benigni, a Los Angeles con La vita  è bella, gli soffiò il premio come Miglior Attore a cui lui era nominato con Demoni e dei e a quando Jim Broadbent ha ricevuto l’Oscar come miglior attore non protagonista superando il tanto amato Gandalf.

[Leggi anche: Ian McKellen insulta pesantemente i film su Superman e James Bond]

L’attore che di recente ha vestito i panni di Sherlock Holmes ha anche osservato, mantenendo quell’irresistibile ironia british, che nessuno si sognerebbe mai di premiare un attore omosessuale per la sua interpretazione nei panni di un eterosessuale. Perché allora Tom Hanks per Philadelphia, Philip Seymour Hofman per Capote o Sean Penn per Milk? Perché sono stati semplicemente protagonisti di performance validissime o per la loro capacità di interpretare personaggi gay come se questi ultimi fossero maschere teatrali?

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