Ritratto di Erika Favaro
Autore Erika Favaro :: 2 Dicembre 2015

Presentata a Torino al Sottodiciotto Film Festival, la pellicola sarà nelle nostre sale a marzo 2016 grazie a Barter Entertainment

La sposa bambina

Mi chiamo Nojoom, ho 10 anni e voglio il divorzio - questo dice il titolo inglese del nuovo film di Khadija Al-Salami, coraggiosa regista yemenita, una delle prime donne ad essere riuscita a girare (e a farsi produrre) un film nel suo paese. La sposa bambina – questo il titolo italiano – racconta la storia vera di una bambina di dieci anni costretta a sposare un uomo di vent’anni più grande. Il film descrive gli abusi sessuali e psicologici che molte giovanissime sono costrette a subire ogni giorno in diverse parti del mondo, ma è anche una storia di riscatto e di speranza. Perché la piccola e bella Nojoom si rifiuta di concedersi all’uomo a cui l’ha ceduta la famiglia in cambio della dote, ha la forza di opporsi al destino crudele che gli altri vorrebbero per lei e riesce a scappare e trovare rifugio in una scuola. Da lì, da un luogo fondamentale per la difesa dei diritti umani come la scuola, la bambina comincia a costruirsi un nuovo, difficile, futuro. Arriva a chiedere il divorzio: sarà lei la donna più giovane al mondo ad ottenerlo.

Il film, vincitore del Premio Best Fiction al Dubai Film Festival, dopo essere stato presentato a Milano in occasione della Rassegna WeWorld Film Festival avrà anche un’anteprima torinese il 10 dicembre al Sottodiciotto Film Festival. Ma la bella notizia è che La sposa bambina ha trovato un distributore coraggioso, che crede nella capacità per il cinema di essere testimone e portatore di messaggi. Sarà grazie a Barter Entertainment che la pellicola di Khadija Al-Salami arriverà sugli schermi italiani nel marzo 2016.

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Basato su una storia vera, raccontata nel libro I am Nujood, age 10 and divorced di Nojoud Ali e della giornalista Delphine Minoui, il film è fortemente autobiografico poiché ripercorre il vissuto della stessa cineasta. Andarlo  a vedere sarà l’occasione per dare una piccola scossa alla propria sensibilità, per conoscere le disgrazie di una parte di mondo che molto spesso ci sembra troppo distante. Lo dobbiamo a tutte le Nojoom del mondo, basta che non si vada al cinema sperando che un film ci possa lavare la coscienza. 

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