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Autore Enrico Bulleri :: 5 Ottobre 2017
"Blade Runner 2049"(Usa 2017), Dennis Villeneuve. U.S. teaser sheet-1.

Recensione del più atteso film dell'anno. Warner bros. presenta il sequel più a lungo atteso e annunciato nel corso dei decenni, del capolavoro del 1982 diretto da Ridley Scott","Blade Runner". "Blade Runner 2049", diretto da Denis Villeneuve

Il sequel di “Blade Runner” diretto da Denis Villeneuve ci porta in una sorta di Valhalla di Ozymandias. Deve solo essere sperimentato sullo schermo più grande possibile. “Blade Runner 2049” è uno spettacolo narcotico di vastissima e grandiosa tensione, a sua volta satirico, tragico e romantico.

Il capolavoro del 1982, è oramai saldamente al suo posto tra i film maggiormente fondanti della fantascienza cinematografica moderna. Diretto da Ridley Scott e basato sul romanzo di Philip K. Dick “Do Androids Dream Of Electric Sheep?” , interpretato da Harrison Ford come un "Blade Runner", un poliziotto del futuro, il cui compito è quello di rintracciare e uccidere gli androidi quasi umani e disubbidienti conosciuti come replicanti. Il follow-up del 2017 non potrebbe essere più trionfale: un ampliamento e un miglioramento straordinario del concetto originario.
Le sue immagini mozzafiato, i dettagli delle screpolature delle pelle e del cranio come delle facce dei replicanti, scatenano la corteccia dello spettatore e sono lì per suscitare una paura o anche una sorta di disperazione estatica all'idea di un futuro post-umanitario, e di che cosa davvero significhi immaginare il relitto della nostra attuale forma di homo sapiens. L'evoluzione non è ancora finita, ancora più che finita 100.000 anni fa. Come spesso accade in letteratura e cinema, ci ricordiamo che la fantascienza è lì per affrontare grandi idee e rendere realistici generi considerati per decenni apparentemente deboli, e parrocchiali. Villeneuve ci offre una visione fantascientifica folle e allucinata da lasciare senza fiato...

“Blade Runner 2049” è stato co-sceneggiato dallo sceneggiatore originale, Hampton Fancher, e si riconosce subito dall’abilità in cui sono sviluppate le variazioni sul tema della memoria, dei ricordi, sempre bagnati dalla pioggia che diluvia incessantemente sopra un contesto urbano pieno di insegne e di scritte in diverse lingue (russo, giapponese, hindi, coreano), avatar fantasma di pubblicità altrettanto fantasmatiche, loghi aziendali che lampeggiano, così come quello della oramai obsoleta PanAm.
C'è qualcosa nell’impianto drammatico della storia che è maneggiato con una sinuosità veramente rara di questi tempi, oltretutto restituito da un rendering in CGI che è a dei livelli come raramente si può vedere.

Il primo “Blade Runner” è uno dei film di fantascienza che ha maggiormente contribuito ad allevare intere generazioni di uomini di cinema, così come “Terminator” di Cameron, “1997: Fuga da New York” di Carpenter, “Alien” di Ridley Scott, “La Cosa” sempre di Carpenter, e “Brazil” di Terry Gilliam. I riferimenti arrivano ulteriormente più lontano fino al bar kubrickiano alla navicella spaziale e alla stazione spaziale orbitante Hilton di “2001: Odissea nello spazio”, o i desolati momenti finali de “Il Pianeta delle Scimmie” di Franklyn J. Schaffner. Potremmo definirlo il culto dei classici oramai senza tempo, se non fosse che il franchise di “Blade Runner”, senza nemmeno un altro film a sé legato per 35 anni, merita oramai da moltissimi anni, del suo status di “cult assoluto”. Infatti, il sequel enfatizza sottilmente le qualità nascostamente noir del primo film a favore di qualcosa di più gigantesco e monolitico, preservando il ritmo trattenuto e così massicciamente controllato di Ridley Scott.

Missione pericolosa... Ryan Gosling è K un poliziotto dell’LAPD. Fotografia: Stephen Vaughan / AP
L'ambientazione è sempre quella di Los Angeles, 30 anni dopo che nel primo film, ambientato nel 2019. La Tyrell Corporation che aveva fabbricato i replicanti, la cui rivolta spartachista è stata il tema del film originale, è adesso acquisita da un impero agroalimentare proprietà di Niagara Wallace (Jared Leto), una figura grottesca che adesso vuole creare dei replicanti in quantità sufficiente per i suoi piani di dominio. Ryan Gosling interpreta un ufficiale dell’LAPD, K, ovvero un replicante dalla durata limitata, il cui compito è quello di individuare e distruggere quei modelli di prima generazione che possono vivere tanto quanto gli essere umani e che si nascondono, sopravvivendo illegalmente. K ha una splendida fidanzata olografica che vive con lui, chiamata Joi (Ana De Armas), di cui crede di essere innamorato, anche se capisce che sia lui che lei sono soltanto degli artefatti.

Dopo aver fatto una scoperta sensazionale, K si imbarca in una missione pericolosa assieme al suo capo nell’LAPD, il tenente Joshi (Robin Wright) e a Wallace stesso, che sono molto interessati a ciò che potrebbe scoprire. Wallace spedisce la sua assistente, chiamata Luv e interpretata splendidamente da Sylvia Hoeks, con un'abitudine assolutamente insopportabile di piangere quando il suo volto sembra non mostrare alcuna emozione umana. Tutto questo porta a un misterioso incontro freudiano con Rick Deckard stesso, il poliziotto introverso protagonista del primo film, interpretato con cedevole misantropia da Harrison Ford.

Il misantropo Haggard ... Harrison Ford ritorna come Deckard.
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L’elettrizzante stranezza della storia del film e di tutto ciò che registra, è nel come ci viene narrata. Ogni volta che K finisce una missione, viene portato di fronte ad un modulo di interrogazione per essere... cosa? Interrogato? Decompresso? Decostruito? È sottoposto a un feroce tipo di dialogo basato su domande e risposte in cui deve rispondere a parole chiave come "cellule, per vedere se il suo equilibrio di umanoide / androide è andato fuori dagli schemi. Il tutto è assolutamente bizzarro e tuttavia interamente convincente e persuasivamente normale, in questo universo alienato. I viaggi aerei di K nel suo squadrato miniplano-auto volante messogli a disposizione dal governo sono estremamente affascinanti, e una scena in cui viene abbattuto cadendo su un gigantesco rifiuti di rifiuti a San Diego, colpito da una pistola-arpione di bassa tecnologia, è una delle scene d’azione più emozionanti viste negli ultimi tempi, neppure immaginabile, leggendola sulla carta.

Le scenografie di Dennis Gasner e la fotografia di Roger Deakins sono entrambe meravigliose, così come la colonna sonora elettronica di Benjamin Wallfisch e Hans Zimmer che offre una sorta di riecheggiamento al neon della colonna sonora storica di Vangelis, dalle sonorità maggiormente industriali. Il film nella sua complessa costruzione è un grandioso sogno fatto lucidamente... Stranamente, avevo dimenticato uno dei piccoli piaceri del grande schermo: il semplice effetto dei dialoghi, e degli effetti spaziali in una sala cinematografica. Il sound design del film di Villeneuve è altrettanto straordinario. Portando il grande piacere del cinema anche nella personale esperienza sensorialmente uditiva di questo grandissimo film. Probabilmente, il migliore dell’annata 2017.

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Voto della redazione: 

5

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