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Autore Fiaba Di Martino :: 2 Marzo 2015
Locandina di Nessuno si salva da solo

Recensione di Nessuno si salva da solo di Sergio Castellitto con Riccardo Scamarcio e Jasmine Trinca: Terzo adattamento da parte del regista dei romanzi della moglie Mazzantini, è come un lungo trailer, sulla superficie delle cose. Insulso

Gaetano e Delia: amanti, fidanzati, sposi, genitori, infine separati, si ritrovano loro malgrado a cena per decidere delle vacanze dei due figlioletti, e finiscono per osservare e vivisezionare a suon di lacrime e recriminazioni il “corpo morto del loro amore sul tavolo” (per usare le parole della scrittrice e sceneggiatrice stessa).
L’autopsia di quell'amore, inframmezzata da flashback che narrano il nascere e il morire del sentimento tra i due giovani: di questo tratta Nessuno si salva da solo, terzo adattamento da parte di Sergio Castellitto di un romanzo della moglie Margaret Mazzantini, dopo il controverso, ricattatorio ma molto amato Non ti muovere (libro che intravediamo qui in una scena in libreria!... ) e l’indifendibile, imbarazzante Venuto al mondo.

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Questa terza opera ‘coniugale’ si percepisce come un lungo trailer, un’estensione labile di bozzetti e appunti, di scene enuncianti, come una preview perché preannuncia, fa annusare, palpita talvolta, corre lungo la superficie delle cose, ma non si immerge mai dentro di esse, scivola lungo le velleità senza cogliere ed esprimere le reali essenze dei suoi personaggi; e i frammenti di vita vissuta sono troppo a tema, troppo causa-effetto, per essere autentici e credibili, per sfondare la finzione ed essere umani.

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Nessuno si salva da solo è quasi presuntuoso (pur non raggiungendo i livelli di arroganza sciatta del precedente Venuto al mondo) nel modo in cui presenta sbrigativo gli avvenimenti concitati concatenati, le sentenze pronunciate a tavola da uno Scamarcio e una Trinca troppo caricati della loro parte (sempre, perennemente, bidimensionale) e che non assumono mai i contorni del vero, non vanno al di là del teatro della guerra dei sessi - e non di quella tra due persone.
Certo Castellitto sa girare, e lo dimostra in piccoli, rapidi momenti; ma è davvero poco a funzionare, né i personaggi principali tantomeno quelli di contorno (l’amico stereotipato e l’amante scema): sa tutto di finto, dalla ridondanza della scrittura (“Devi sempre comprarti un nuovo profumo quando sei a lutto”), ai traumi del passato (come l’anoressia) e le difficoltà del presente (l’aborto, i fallimenti) che aleggiano distrattamente come informazioni di servizio, o vengono utilizzati per scontri accusatori e sopra le righe.
Il film si smaschera del tutto verso la conclusione, con l’irrompere nella storia di una salda coppia di anziani: Roberto Vecchioni declama frasi a effetto (l’ultima è, guarda un po’, il titolo) e a momenti gli (ci) fa la morale. Quel che segue sono vari finali uno dopo l’altro, come se Castellitto & Mazzantini non sapessero come terminare; lo fanno, comunque, bene, con un piccolo sussulto e con il bello sguardo sfuggente della protagonista. Ma è decisamente troppo poco, e troppo tardi.

Trailer di Nessuno si salva da solo

Voto della redazione: 

2

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