Ritratto di Annamaria Scali
Autore Annamaria Scali :: 2 Aprile 2015
Locandina di Tempo instabile con probabili schiarite

Sogni di petrolio e rivalità tra amici, ricerca della felicità e generazioni a confronto, Pontecorvo dirige il suo moderno Far West dentro la nostra Italia precaria, inquadra la crisi umana, ma realizza una vetrina indecisa tra il dramma e l’ironia

In principio è quasi sempre la morsa dell’Ires, della Tari, della Tasi, di una mole di tasse e di acronimi che nascondono la sofferenza di piccole imprese e la reazione più o meno lecita degli imprenditori. Poi, a volte, arriva il cinema, con la sua iperrealtà, con i suoi intermezzi a fumetti o le sue docce di oro nero che raccontano il caos e le paure di precipitare nella bancarotta.

Verace quanto basta Marco Pontecorvo inquadra la vita di una cooperativa marchigiana, concentrandosi sulle vicende interpersonali legate al lavoro, ma soprattutto zumando sui retroscena di un’amicizia e della sua lealtà, sulle scommesse di visioni lungimiranti e sulle piccole grandi sfide  che si diramano dentro. Qualcuno come Lillo impersona il testardo cinquantenne riluttante al cambiamento, perso all’idea di alterare la propria identità (non solo professionale); altri come Zingaretti raffigurano gli uomini pratici, stacanovisti e senza troppi sogni in tasca. L’uno radicato nel passato, l’altro proiettato nel futuro, nel mezzo una scoperta che potrebbe trasformare il destino di un paese.

Tempo instabile con probabili schiarite salta fuori dal terreno dissestato di quest’Italia come il petrolio che lo ispira, si intrufola negli ideali e sbatte il muso contro il mutamento implacabile dell’economia odierna. Mette sogni a confronto, infranti o mai avuti, possibili o improponibili e si muove all’interno di trafile burocratiche, di crisi sociali, facendo attenzione a non dimenticare il dualismo bene-male che anima le persone.
Intitolato originariamente “Rebelot” (“disordine” in dialetto padano) il film ruota sul perno di un precariato infame e di una guerra all’ultima speranza, nella quale si crea anche un conflitto generazionale tra padri e figli, tra prima e dopo, tra “troppo onesto” e troppo furbo. Col rimando alla ricerca di un benessere da Far West, dove la ricchezza ha ancora lo spirito un po’ selvaggio di chi la sa conquistare.

Pontecorvo subisce l’unico (notevole) difetto di non schierarsi: non si capisce se voglia di più il dramma o sdrammatizzare e alla fine, sentimenti o tormenti, ne esce fuori un problema di soldi posticipato da un primo tempo che sembrava volesse illuminare anche altre strade. È pur vero che invece di “maledire il buio suggerisce di accendere una lampadina”, ma i legami decantati si spezzano come grissini e stranamente ci si ricorda più del surreale ingegnere John Turturro. Calma su coscienze destabilizzate, razionale sul fascino fuggevole di una trivella e filosofico sul quel caratteristico respiro che produce. Suono di possibilità, di occasioni, di rivalse, ma anche dell’incertezza di un film che più che metaforico diventa aleatorio.

Trailer di Tempo instabile con probabili schiarite

Voto della redazione: 

2

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