Ritratto di Camilla Maccaferri
Autore Camilla Maccaferri :: 3 Settembre 2014
Locandina di La Trattativa

Recensione di La Trattativa di Sabina Guzzanti. Senza usare mezzi termini la Guzzanti si immerge nella fosca love-story tra Stato e Cosa Nostra, presentato fuori concorso a Venezia 71

Presentato fuori concorso a Venezia 71, il nuovo film di Sabina Guzzanti, La trattativa, è curiosamente un’altra riflessione sul rapporto Stato-Mafia dopo il Belluscone – Una storia siciliana di Franco Maresco. Tralasciando inutili paragoni, la Guzzanti si muove su un terreno più tradizionale, cinematograficamente, ma forse per temi trattati ancora più scabroso, inserendo testimonianze di pentiti e filmati d’archivio dai contenuti piuttosto scioccanti.

Senza scegliere il facile cammino elencativo, La trattativa gioca tra finzione e realtà, accompagnando i documenti a ricostruzioni fatte da attori dei momenti cruciali di questa vergognosa pagina della nostra storia, ancora tristemente attuale. Vediamo così il pentito Gaspare Spatuzza che si confessa agli inquirenti, Vito Ciancimino e figlio, un Provenzano bambino povero e ignorante sotto la pioggia, Dell’Utri processato, Giancarlo Caselli che comincia la sua carriera palermitana il giorno della cattura di Totò Riina. Accanto a loro, mafiosi incappucciati che interloquiscono con la Guzzanti, stralci di interviste a Paolo Borsellino, ricostruzioni schematiche, visivamente riassunte con frecce e post-it, di chi ha chiesto quale favore al tale. Una coraggiosa indagine dentro una manciata di anni della nostra storia recente (dai Novanta dello stragismo, fino alla fondazione ad hoc del partito di Silvio Berlusconi Forza Italia, appoggiato, secondo le testimonianze, da Cosa Nostra come garante dei privilegi mafiosi), un ritratto impietoso e rigorosamente documentato dei sordidi legami che collegano, e hanno sempre collegato, il potere politico alle cosche. Come se, in Italia, l’uno non potesse esistere senza l’altro.

La bella fotografia di Daniele Ciprì, chiaroscurata e quasi simbolica dell’alternanza luce/ombra che contraddistingue l’argomento, tinteggia i foschi quadri di cui si compone il film, solo a sprazzi alleggerito brevemente da qualche momento di (amara) distensione, come le brevi apparizioni della Guzzanti nei panni di Berlusconi. Qualche pesante caduta di stile verso il patetico, soprattutto nel finale (la sequenza che immortala i funerali delle vittime di mafia esasperata nell’afflato retorico da lacrimevoli musiche di Nicola Piovani, la “rilettura” della famosa agenda rossa di Paolo Borsellino), controbilanciata però da una cornice intelligente: il film si apre e si chiude con Spatuzza che sostiene un esame di teologia in carcere e finisce per parlare di Don Pino Puglisi, troppo spesso dimenticato dalle cronache. Interessante, anche se non sempre funzionante, la scelta di mostrare la finzione, le quinte e gli attori che parlano in macchina spiegando al pubblico quello che andranno a fare: una contaminazione teatrale, quasi memore di Peter Brook, che a volte convince e altre molto meno.

Nel complesso, un documento spaventevole, soprattutto considerata l’ingerenza che molti dei suoi protagonisti hanno ancora oggi, e a tratti agghiacciante, ma decisamente da vedere per saperne di più su una delle vergogne più grandi che ancora infangano il nostro paese. 

Trailer di La Trattativa

Voto della redazione: 

3

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