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Autore Camilla Maccaferri :: 12 Settembre 2015

Recensione di La prima luce di Vincenzo Marra con Riccardo Scamarcio. Un viaggio solitario dall'altra parte del mondo sulle tracce di un figlio perduto

Quando l’amore finisce tra un padre e una madre a farne le spese sono sempre i figli. Ma quando, come nel caso della famiglia raccontata da Vincenzo Marra in La prima luce la madre è originaria di un Paese lontanissimo e sente una bruciante nostalgia di casa mentre il padre non vuole saperne di lasciare la sua Bari, le cose possono diventare complicatissime, addirittura infernali.

Partendo da un suo soggetto, il regista napoletano costruisce un doloroso dramma familiare che ha origine dalla frattura tra Marco (Riccardo Scamarcio), avvocato barese, e Martina (Daniela Ramirez), web-designer originaria di Santiago del Cile depressa e desiderosa di tornare in patria: nel mezzo c’è Mateo (Gianni Pezzolla), sette anni, amatissimo da entrambi. Il buco nero di Martina si allarga fino a trasformarsi in una devastante voragine che diventa poi aggressività e invidia nei confronti di quel compagno che non conosce il peso delle rinunce e di dover vivere sradicati dai propri affetti e dalle proprie abitudini e non sembra abbastanza empatico per sforzarsi di comprenderla. Il disamore, più forte dell’odio, diventa così disprezzo e pura crudeltà, portando una donna ammalata di solitudine a rivoltarsi contro il padre di suo figlio, cercando a tutti i costi di estrometterlo dalla propria vita, fino a tracciare un ritratto falsato dell’uomo e a non riconoscerne più il ruolo.

Premesse forti che si scontrano contro il sostanziale disequilibrio del film: molto (forse troppo) dilungato a descrivere lo sfinente logorio della relazione tra Marco e Martina e decisamente sbrigativo nel tracciare le tappe del disperato viaggio dell’uomo a Santiago, dove ritrova compagna e figlio in tempi eccessivamente brevi. Scamarcio, pur scivolando in qualche isterismo di troppo, è piuttosto convincente nel tracciare il profilo di un padre innamorato del suo bambino e disposto a tutto, anche a rischiare il carcere in un Paese sconosciuto e ostile, pur di riaverlo. La Ramirez è odiosa e totalmente ripiegata su se stessa come richiesto dal suo spinoso personaggio. La regia però non conosce guizzi e segue in maniera molto convenzionale le vicissitudini dei protagonisti, puntando esclusivamente sulle performance attoriali per ottenere il coinvolgimento del pubblico. La Santiago del Cile mostrata è un grumo di grattacieli antiestetici, grigi e freddi, senza personalità, che potrebbero appartenere a qualunque città del mondo: difficile indovinare se si tratti una scelta registica per rendere universale la vicenda o piuttosto di incapacità di restituire le atmosfere della capitale cilena.

[LEGGI ANCHE: Al via La prima luce di Vincenzo Marra, con Riccardo Scamarcio]

Nel complesso, un’opera potenzialmente interessante, non supportata adeguatamente da una confezione formale sufficientemente solida, che dà un’idea piuttosto calzante del deteriorarsi dei rapporti tra coppie ma che rischia di svanire presto nella memoria degli spettatori. Presentato alla Mostra del Cinema di Venezia nella sezione Giornate degli Autori. 

Trailer di La prima luce

Voto della redazione: 

2

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