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Autore Rosa Maiuccaro :: 4 Aprile 2014

Incontro con il regista danese Esben Toft Jacobsen in occasione della presentazione del suo nuovo film di animazione, Beyond Beyond, all'ultima edizione della Berlinale

Non è ancora molto conosciuto in Italia ma il suo nome, Esben Toft Jacobsen, ha cominciato a fare il giro del mondo dopo la presentazione a Berlino del suo primo film di animazione, Il Grande Orso. Quest’anno il regista danese, forte del successo al botteghino ottenuto in patria e dei favori della critica, è tornato alla Berlinale per presentare il suo nuovo lavoro in 3D stereoscopico, Beyond Beyond. Abbandonata la semplicità che era stata la chiave del successo del primo, Jacobsen sceglie ora di osare un po’ di più narrando la storia di un giovane coniglio che intraprende un favoloso viaggio alla ricerca della madre. Orgoglioso, il regista confessa che “mentre per la sua opera prima dovette lavorare con la sua intera equipe all’interno di una sola e misera stanza”, per la realizzazione di Beyond Beyond ha potuto contare su un team di ben 21 collaboratori divisi tra Copenhagen, Stoccolma e Gothenburg.

Quando è cominciata la sua avventura nel mondo dell’animazione?
Sin da quando avevo 14 anni sono un grande appassionato di video games. Appena mi sono diplomato ho cominciato a lavorare in quest’industria e ho sviluppato un interesse per la dimensione narrativa che si è poi tramutato nel desiderio di voler fare il regista. Così ho frequentato la Scuola Nazionale di Cinema in Danimarca, dove mi sono laureato nel 2006.

Nei suoi film è molto forte il richiamo ad un mondo fatato. Quali sono le favole che la affascinavano da bambino?
Da bambino mi piacevano le favole che mi emozionavano, che calamitavano la mia attenzione attraverso un linguaggio molto diretto e sincero. Ero affascinato da quelle favole che mi mostravano un mondo al di là di ogni semplice immaginazione. Tra i miei idoli vi è sicuramente il grande maestro degli anime giapponesi Miyazaki.

Perché concentrare la sua attenzione su un nucleo familiare?
Credo che le migliori storie siano legate alla dimensione familiare che è anche quella più strettamente connessa alle nostre emozioni. Il Grande Orso è incentrato sulla gelosia di un fratello verso la sua sorellina. Non mi sono reso conto di quanto questo sentimento di gelosia fosse forte fino a quando il film non è uscito al cinema. Quando vengo a Berlino, la cosa che preferisco è guardare il mio film accanto a centinaia di bambini entusiasti ed osservare le loro reazioni. L’emozione è alle base di tutto.

Che tipo di tecniche avete impiegato nella realizzazione di Beyond Beyond?
La creazione tecnica del mio secondo film Beyond Beyond è stata sicuramente la parte più interessante del mio lavoro. Io e il mio amico e fidato collaboratore Jannik Tai Mosholt abbiamo cominciato a scrivere solo 10 righe sulla storia per poi rivolgere le nostre attenzioni al disegno dei personaggi protagonisti. Abbiamo scelto deliberatamente di non scrivere molto prima di cominciare a disegnare perché volevamo che fossero le immagini a decidere la storia. Per quattro mesi ho disegnato instancabilmente i personaggi e tutto ciò che avrebbe potuto appartenere al loro mondo. La cosa bella di lavorare con Jannik è che noi siamo molto amici ma non andiamo d’accordo su niente, il che rende la nostra collaborazione molto stimolante.

I protagonisti del film sono dei conigli, figure leggendarie a partire da Bambi per arrivare a Roger Rabbit e utilizzate perfino da David Lynch.
Il coniglio non è stata la mia prima scelta. Adoro gli animali perché danno la possibilità di mettere maggiormente a frutto la propria immaginazione e ne ho disegnati molti prima di sceglierlo. I conigli hanno questa simpatia innata che li rende irresistibili. Inoltre la loro fragilità è funzionale alla storia che ho scelto di raccontare.

Beyond Beyond è incentrato su un viaggio epico che ricalca molti topoi classici.
È sicuramente ispirato ai classici greci e specialmente al mito di Orfeo ed Euridice. Anche la stessa struttura non è usuale, è un film d’animazione che puoi tranquillamente guardare con la famiglia ed apprezzarlo ma è anche un film basato su una struttura narrativa molto complessa. Il primo film mi ha insegnato a non avere paura di osare, è stato molto complicato realizzarlo ma mi ha anche spalancato le porte della casa di produzione che ha deciso di finanziare anche il mio secondo film.

La Disney continua a dominare la scena del cinema di animazione. Quanto è difficile per un cineasta come lei imporre la propria creatività, mantenere un certo livello di originalità e, soprattutto, carpire l’attenzione del pubblico?
Sicuramente il mio film non farà gli incassi di Frozen ma sarebbe impensabile considerando il dislivello delle due produzioni. Il Grande Orso ha registrato degli ottimi incassi nei numerosi paesi in cui è stato distribuito. Io ho il mio pubblico che tenterò di rendere il più vasto possibile.

 

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