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Autore Rita Andreetti :: 11 Marzo 2016

Numeri gonfiati al botteghino in Cina potrebbero facilitare "Ip Man 3", che al momento domina le classifiche ma con sospettose impennate

Ip Man 3, Donnie Yen e Mike Tyson

Nelle ultime settimane il comportamento al box office della pellicola di ritorno del Maestro delle arti marziali Yip, Ip Man 3, intrepretato da Donnie Yen e diretto da Wilson Yip, sta dando segni di sospettose fluttuazioni; ovviamente in ascesa vertiginosa, anche sulla seconda pellicola che gli sta a ruota e sta facendo parlare di sé come la più grande hit d’animazione di tutti i tempi, Zootropolis

Malgrado il tentativo già messo in atto dal Governo di contrastare il rigonfiamento illegale dei risultati al botteghino, Danyinmu Film e Shanghai Kuailu Investment Group sono attualmente accusate di aver escogitato una strategia di auto-acquisto di biglietti in accordo con qualche centinaio di cinema, soprattutto nelle zone determinanti di Shanghai, Pechino e Guanzhou.

La strategia funziona in questo modo: vengono previste delle “proiezioni fantasma” nel mezzo della notte con biglietti venduti a prezzi considerevolmente maggiorati rispetto alla media (a volte anche 5 volte più alti); ovviamente le stesse proiezioni registrano un sospettoso sold-out, e trasportano facilmente Ip Man 3 ai vertici della classifica. Si calcola che con questa strategia la distribuzione abbia registrato oltre 15 milioni di dollari di incassi… inesistenti.

Il fattaccio ha dei precedenti, quando la scorsa estate la pellicola di produzione locale Monster Hunt aveva scalzato il dominio di Fast and Furios 7 con una vendita fantasma di 40 milioni di biglietti: quando in realtà gli stessi erano ingressi omaggio di proiezioni, mai avute luogo, dei cinema di proprietà della distributrice.

[Leggi anche: "Terminator Genisys" e il ritocchino al botteghino in Cina]

La particolare organizzazione della filiera produttiva cinese, dove il produttore spesso coincide con il distributore – che si sta affermando anche altrove, un caso su tutti Netflix, ma con la differenza che in Cina non esiste l’apparato funzionante dell’antitrust – facilita la fantasia truffaldina delle compagnie. Inoltre, si deve tenere in considerazione che Ip Man 3 rappresenta un altro caso di crowdfunding alla cinese, già precedentemente analizzato in queste pagine. Il finanziamento dal basso così come lo conosciamo in Italia, in Cina è illegale, perciò il sistema si appella ad un meccanismo di prestito P2P per cui la massimizzazione dell’investimento e del ritorno è essenziale. La finanziaria della Suning (un grande Mediaworld cinese) che si è di recente aperta anche alla cinematografia, nella sua pagina di finanziamento dal basso dedicata a Ip Man 3, riuscì ad esaurire le quote utili a raggiungere l’obiettivo di 6.2 milioni di dollari, nelle prime 26 ore di apertura della campagna; portandosi poi a casa il +810%. L’investimento dal basso funziona perché la finanziaria garantisce un ritorno tra l’8 e l’11%, il che spiega perché Danyinmu Film e Shanghai Kuailu Investment Group possano essere così interessate a garantire al Maestro Ip i voli più alti possibili nei cieli del botteghino cinese.

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