Ritratto di Pierre Hombrebueno
Autore Pierre Hombrebueno :: 29 Agosto 2014
99 Homes di Ramin Bahrani

Recensione di 99 Homes di Ramin Bahrani, con Andrew Garfield, Laura Dern e Michael Shannon: Una bella scena non basta per salvare un film moralista in cui il regista tenta di rubare il lavoro al parroco. In Concorso a Venezia 71

Attenzione a fare un film dove i protagonisti finiscono sempre e comunque a fare la cosa più giusta, perché si rischia di sembrare dei predicatori, togliendo il lavoro ai preti. È un po’ la sensazione nel vedere 99 Homes, il nuovo film di Ramin Bahrani, uno che qui al Festival di Venezia è di casa, avendo già presentato alla mostra lagunare le sue opere precedenti, At Any Price e Goodbye Solo.

Stavolta, sceneggiato da Amir Naderi, si butta nella crisi economica statunitense, e in particolare tra i poveracci le cui abitazioni sono state pignorate dalle banche. Tanto dramma sociale e contemporaneo quindi, che dà il suo meglio nella scena del primo sfratto, quello della dimora di Andrew Garfield e Laura Dern, interpreti qui in stato di grazia mentre affogano nel dramma: Bahrani gonfia la musica di palpabile tensione, muove la sua macchina da presa in maniera ansiogena, attaccandosi ai personaggi come un disturbante mollusco, succhiasangue almeno quanto il Michael Shannon inevitabilmente cattivo di turno, il quale contribuisce alla creazione di un'atmosfera tachicardiaca e da asma. Eppure, è solamente un miraggio momentaneo, una speranza che si spegne in pochi attimi: la narrazione può finalmente dipanarsi, ed è qui che iniziamo a sentire un certo odore fastidioso di moralismo nell’approccio del cineasta, vedasi la sequenza infinita e ripetitiva di sfratti che si susseguono, tra anziani disperati, figli piangenti e famiglie collassate: Bahrani trasforma le sue comparse in casi umani con cui impietosire lo spettatore, e lo fa in maniera così ricalcata da diventare atto ricattatorio, come fosse un servizio di Studio Aperto in cui a mancare è solamente la musica di Schindler’s List sullo sfondo.

L’autore elemosina pietà al pubblico, e il conflitto esistenziale messo in scena (meglio buono ma povero o cattivo ma ricchissimo?) è privo di necessarie sfumature: il risultato, al di fuori di ogni verosimiglianza, comprende un bambino che si arrabbia col proprio papà per avergli comprato un mega villone con piscina. Perché sono tutti buoni e corretti in questa pellicola, anche i pischelli di 8 anni, anche chi non ha più un tetto in testa né cibo da mangiare. Non c’è nemmeno da pensarci su, inutile crogiolarsi nel dilemma: bisogna fare la cosa giusta. Stronzo chiunque altro si prenda del tempo per rifletterci: 99 Homes sarà anche una grande lezione di etica e correttezza morale, ma allora Ramin Bahrani ha proprio sbagliato mestiere.

Voto della redazione: 

2

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