Ritratto di Enrico Bulleri
Autore Enrico Bulleri :: 6 Giugno 2019
"Il Traditore"(Italia 2019), Marco Bellocchio, Locandina uscita cinematografica maggio 2019 Ita.

Recensione del nuovo ritorno al tema e soggetto storico da parte di Marco Bellocchio con "Il Traditore", in concorso al Festival di Cannes 2019,e interpretato da un convincente Francesco Favino nei panni del boss pentitoTommaso Buscetta

“Il Traditore”,  ultimo film del quasi ottantenne Marco Bellocchio, e unico titolo italiano in concorso al Festival di Cannes in corso di svolgimento, narra la vicenda di Tommaso Buscetta, il più famoso pentito di mafia, “Il Boss dei Due Mondi”, determinante al maxi processo da 500 imputati del 1985, qui interpretato da Francesco Favino, dal suo arresto in Brasile, all’estradizione in Italia, e la deposizione al famoso processo svoltosi a Palermo.

Con “Il Traditore” Marco Bellocchio torna a parlarci della Storia italiana a dieci anni da “Vincere” e a 16 da Buongiorno, Notte”. Anche questi due film erano in concorso a due importanti Festival, il primo a Cannes e il secondo a Venezia nel 2003, -come praticamente ogni film di Bellocchio è stato in concorso in qualche festival da cinquant’anni-,  e non vinsero i massimi premi nonostante molti riscontri critici e di pubblico fossero a loro favore. Al momento in cui scriviamo non sappiamo se “Il Traditore” sarà veramente un valido pretendente alla Palma d’Oro, né tantomeno ci si potrà rendere con attendibilità rendere conto della effettiva considerazione del pretendente, per il fatto che i grossi giornali italiani come spesso accade saranno favorevoli a prescindere ad un’opera italiana immancabilmente “straordinaria”, e diretta da un così detto oramai “intoccabile”, come Bellocchio. Bisogna dire che l’interpretazione umana del mafioso vecchio stampo da parte di Favino è ciò che mantiene in alto il film e l’odissea della storia per le sue oltre due ore di durata, il quale è senza particolari invenzioni e guizzi linguistici, che lo fanno assomigliare un poco a tanti altri prodotti coevi delle “fiction” di mafia contemporanee, ma che si mantiene interessante per i suoi 152’ grazie a Favino stesso, che offre una interpretazione anche in perenne mimesi ed equilibrio linguistico, tra la parte portoghese dell’inizio brasiliano e quella italiana in siculo stretto o anglo broccolino dei mafiosi italoamericani, senza mai scadere nella caricatura o nel santino di pericolosa esaltazione involontaria o troppa enfatica auto immedesimazione nel personaggio, dagli ematici intenti assolutori. Tutto “Il Traditore” di Bellocchio ruota comunque intorno a questo protagonista enormemente carismatico, i molti personaggi, le molte vicende vere e parzialmente romanzate, così come i nomi delle figure losche e non, tutti in funzione del protagonista Buscetta, stante d’altro canto la battaglia solitaria e personale che intraprese, seppure la parabola strettamente criminale e di grande trafficante di droga del personaggio poteva e doveva essere meglio indagata. Egli era allora – tra la metà degli anni ottanta e gli anni novanta- il più importante pentito e l’unico boss ad avere mai parlato con i magistrati, e assieme al giudice Falcone, a Borsellino, e agli altri  PM del pool antimafia di Palermo di quel periodo, con le sue confessioni e le testimonianze rese in tribunale si battè contro nemici di formidabile forza militare e corruttiva, oltre che di inaudita, sanguinaria ferocia quali i corleonesi, che si rifecero sui suoi parenti, persino sui due suoi primogeniti vittime della lupara bianca, e ancora di un nipote,  assassinato nel 1995 da Leoluca Bagarella.

La fotografia è un po’ piatta e smorta da fiction televisiva a cui purtroppo in Italia siamo oramai fin troppo abituati, così come la colonna sonora di Nicola Piovani è nella medietà, ma il punto di forza e nel cast che è ottimo, a partire da Fabrizio Ferracane come Pippo Calò, veramente una scoperta per come rende al meglio il viscido personaggio, a Luigi Lo Cascio nei panni di Salvatore “Totuccio” Contorno,  il quale si cala da siciliano in una interpretazione veramente sentita e aderente al vero personaggio, tutta recitata in siciliano stretto- gran parte del film è sottotitolata proprio per questo motivo oltre che per i dialoghi in inglese, e  in portoghese di Buscetta con la moglie-  e persino durante le deposizioni in tribunale e tra le rimostranze degli avvocati. Secondo lo stile congeniale a Bellocchio che si regge nei rapporti tra le persone, sono ben rese le scene nelle quali ogni personaggio si sovrappone all’altro nella confusione e nel caos,  nelle diatribe tra l’accusa e la difesa delle centinaia di imputati durante il maxiprocesso , così come ci riportavano le dirette tv di allora.  Dove il film manca un pò di incisività e nelle scene in esterni, tranne nella maggiormente spettacolare parte ambientata in Brasile, così come nella sequenza di forte impatto della moglie di Buscetta minacciata di essere gettata dall’elicottero militare.  Seppure l’uso di Italia- Brasile del 1982 per contestualizzare l’epoca storica dovrebbe essere oramai bandito per l’abuso di utilizzo, e per forza di cose il film cada più volte nel didascalico saltabeccando da un’epoca all’altra senza mai essere davvero convincente come sua rivisitazione. Colpisce al contrario e in positivo, la scioccante ricostruzione dell’”attentatuni” di Capaci, visto tutto attraverso l’abitacolo della macchina di Falcone, e le malinconiche sequenze ambientate negli Stati Uniti, senza particolari guizzi e invenzioni registiche, ma con una buona sensibilità nel delineare il tratto disilluso al di là delle apparenze del personaggio Buscetta, i suoi sfuggevoli rapporti con la nuova famiglia e i figli, il senso di minaccia incombente e onnipresente da parte di chi vuole toglierlo di mezzo ad ogni costo e del conseguente sentirsi perduto (eloquente in questo la sequenza che brilla per autenticità del ristorante italiano a New Haven in Connecticut, laddove il cantante fra i tavoli trasforma “Sono un Italiano” di Toto Cutugno in “Un siciliano vero” con fare allusivo a Buscetta, e che poi intonerà rivolto a lui, Luciano Liggio(Vincenzo Pirrotta) da una gabbia durante il maxiprocesso.  Il film si chiude tra l’amaramente ironico e il sarcastico con le immagini di Buscetta/Favino  e poi quelle del personaggio vero che appare durante i titoli di coda, il quale canta col microfono in mano ad una festa di matrimonio, e dei mafiosi condannati anche grazie alle sue deposizioni, ognuno chiuso in una cella del 41bis, che reagiscono nei diversi modi alla estrema forma di reclusione, con Totò Riina che attraverso le telecamere a circuito chiuso vediamo giare in tondo nella sua cella, come una iena oramai in gabbia.

"IL TRADITORE" (2019) | Trailer ITA del film di Marco Bellocchio
"IL TRADITORE" - Clip "Io non mi considero un pentito"
"IL TRADITORE" - Dietro le quinte del film

Voto della redazione: 

3

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