Ritratto di Andrea Caramanna
Autore Andrea Caramanna :: 5 Agosto 2015
Locandina di Nothing but the truth

Uscito in forte ritardo in Italia dopo 7 anni, Nothing but the truth, con Kate Beckinsale e Matt Dillon, mixa spionaggio e giornalismo militante un po' senza cuore

Nothing but the truth esce in Italia dopo 7 anni dalla sua uscita negli Stati Uniti. Non sappiamo se entra tra i record, per quanto riguarda le date di uscita, ma certamente questo ritardo è dovuto al fatto che il film firmato da Rod Lurie (Straws Dogs, il remake di Cane di paglia di Peckinpah) è abbastanza ostico per il pubblico internazionale.

Infatti, la storia è invischiata profondamente nel mondo giuridico statunitense. Il riferimento alle leggi americane e al primo emendamento può certo annoiare un pochino lo spettatore di turno a meno che non sia un fan di affari legali.

Nothing but the truth fa riferimento allo scandalo di Valerie Plame, detto appunto The Palme affair, sulla rivelazione da parte del giornalista Robert Novak dell’agente CIA sotto copertura Plame, nel 2003.

All’inizio del film una didascalia ci informa che i fatti narrati non sono legati a vicende realmente accadute. Però il fatto che si parli di Venezuela e di tentato omicidio del Presidente americano non basta a collegare gli eventi reali succitati con la narrazione del film.

Dopo una prima parte abbastanza noiosa, la protagonista Rachel Armstrong (Kate Beckinsale) diventa il baricentro di tutte le emozioni in gioco. Il fatto che Rachel non voglia rivelare l'identita dell’informatore è non solo un suo diritto, ma anche la garanzia che si possano informare i cittadini su qualsiasi argomento.

Il governo, invece, attraverso il braccio esecutivo del Federal Prosecutor Patton Dubois (Matt Dillon), vuole intimidire Rachel per farle rivelare il nome dell’informatore. Per questo Rachel viene sbattuta in prigione e ci resta per molti mesi.

È a questo punto che il film potrebbe crescere e di molto. Tutte le dinamiche affettive sono in equilibrio precario, eppure dal volto di Rachel non traspaiono che una lieve vulnerabilità e debolezza. Ed è questo il difetto principale del film: non cavalcare il dramma umano dei vari personaggi per un coinvolgimento spettatoriale più forte e pregnante.

Resistere non vuol dire non soffrire, lottare non vuol dire far sembrare la prigionia quasi una passeggiata, riuscire ad abbandonare la famiglia e razionalizzare l’evento non significa che si possa credere a un principio senza conoscere tutte le conseguenze di un vissuto che potrebbe lacerare per sempre la vita e quella dei propri cari.

Insomma, sembrerebbe che il film voglia sostenere un modello di giornalismo, o meglio di impegno civile e politico che contempla il sacrificio personale, ma senza raccontare il dramma di una scelta, la sofferenza disperata anche di una via senza compromessi o alternative possibili.

Così Nothing But the truth potrebbe ben essere paragonato alla storia nostrana di Ilaria Alpi, o ad altri esempi di cinematografia vicina al genere come I Tre giorni del condor, Prima pagina o Erin Brockovich.

[Leggi anche: Snowden, le prime immagini del film di Oliver Stone]

Voto della redazione: 

2

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