Ritratto di Erika Favaro
Autore Erika Favaro :: 20 Ottobre 2015

La regista ha sfruttato le sue competenze in biochimica per lavorare ad un film che mostra le coltivazioni intensive e gli allevamenti con un occhio assai critico

Runoff

Céline era laureato in medicina, Arnold Schwarzenegger in economia, Elio in ingegneria elettronica e Natalie Portman ha studiato psicologia.

Quindi sì, si possono studiare materie che poi esuleranno dalle nostre posizioni lavorative, ma al contempo la nostra formazione di ci dà appunto forma e modella il nostro modo di pensare il mondo. Ben vengano quindi i registi che si occupano anche di altro.

Un caso poco conosciuto in Italia è quello dell’americana Kimberly Levin, studiosa di biochimica che nel 2014 ha girato Runoff un film che mostra la ferocia dei processi produttivi con cui si lavora la terra e si maltrattano gli animali negli allevamenti intensivi.  

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L’idea per il progetto è nata in modo inaspettato, mentre la Levin si trovava in Kentucky per svolgere delle ricerche. Runoff è un film anomalo, che non considera l’essere umano al centro del mondo bensì lo inserisce in un’inquadratura molto più ampia e universale, quella della natura. D’altronde, come confida la regista al sito Nofilmschool.com, l’istinto creativo di un artista non è poi così diverso da chi si occupa di ricerca scientifica: in entrambi i casi si cerca di trovare le connessioni invisibili tra le cose. Molti concetti, in Runoff, rimangono sospesi, diverse questioni tra i personaggi restano non dette; questo perché per la regista era importante lasciare libertà di interpretazione allo spettatore. La bellezza della madre terra, gli animali inermi si scontrano in modo fortissimo con la brutalità dell’azione umana; si respira una forte tensione durante la visione del film, atmosfera creata anche grazie all’attenzione prestata ai dettagli visivi e sonori.

La musica, composta da Danny Bensi e Saunder Jurriaans, è un elemento narrativo che  intende creare un ulteriore livello di complessità. Il paesaggio e le location giocano anch’esse, è evidente, un ruolo centrale: non è un caso, infatti, che la storia sia legata ai cicli della natura e mostri il verde caldo di fine estate sfumare nelle tinte autunnali del rosso e del giallo fino ad arrivare al climax rappresentato dalla festa di Halloween, una ricorrenza che è pur sempre legata al culto dei morti.

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