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Autore Federica De Masi :: 5 Settembre 2014

Nonostante gli applausi al regista Abel Ferrara e all'attore protagonista Willem Dafoe, il film sulle ultime ore di vita di Pierpaolo Pasolini non ha convinto tutti

Willem Dafoe ed Abel Ferrara

Quasi al termine di un'edizione un po' piatta, è arrivato al Festival del cinema di Venezia uno dei film più attesi. Pasolini di Abel Ferrara però non ha convinto la maggior parte di critica e spettatori, nonostante questo il cast del film è stato accolto con grande calore in sala stampa.

Pasolini racconta delle ultime 48 ore dello scrittore e regista originario di Bologna e assassinato nella notte del 2 novembre 1975 sul lungomare di Ostia. "Io non ho mai dichiarato di conoscere chi sono gli assassini di Pasolini. Questa è una balla dei giornalisti", ha esordito così Abel Ferrara, seduto in sala rigorosamente in occhiali scuri e piglio da duro come uno che è pronto a scoppiare come una bomba ad orologeria (non a caso nel giorno della sua presentazione al Palazzo del cinema c'è stato un allarme bomba). "In questo film ho cercato di parlare della sua vita e del suo lavoro, delle sue passioni e della sua compassione" ha continuato il regista che prima di tutto considera Pierpaolo Pasolini come il suo maestro: "non voglio trovare chi l'ha ucciso ma solo meditare sul mio maestro". 

Il film, infatti, non si sofferma tanto sull'omicidio o sulle denunce che l'autore collezionò durante la sua esistenza, quanto sulla sua personalità, scandita dalle parole che Pasolini disse durante l'intervista a Furio Colombo e quelle del suo romanzo mai concluso Petrolio, il tutto ambientato in una Roma violenta con tanto di stella cometa.

A proposito dei film di Pasolini, Ferrara ha dichiarato la grande ammirazione per il suo pensiero provocatorio, contro il consumismo e l'obbligo della scuola per tutti, nonché per i suoi film che suscitarono le ire della censura, ma che seppero reinventare il cinema dello scandalo. "La forza di Pasolini sta tutta nel suo essere stato un omosessuale vissuto durante il fascismo. Le persone che hanno vissuto la dittatura avevano una forza incredibile, credevano nella loro personalità e in quello che facevano perché era una rappresentazione della propria personalità. Sono sicuro che Pierpaolo potrebbe ancora fare film oggi, e portarli magari proprio qui a Venezia".

Willem Dafoe si è sentito onorato di poter partecipare al progetto e quello che si vede sullo schermo è uno degli elementi più apprezzati del film. "Abel e io abbiamo parlato di fare questo film tempo fa. Lavorare con Abel è bello perché non ti fa sentire un semplice attore, ma ti trasforma in un collaboratore. Ho cercato di abitare le passioni viste nel film. Non mi separo mai dai film che devo girare perché qui non si tratta di interpretare il ruolo, ma di sentirlo. Ho avuto una grande responsabilità, quella di dialogare con le cose che Pasolini voleva fare, quello di cui parlava, idee potentissime. Se ciò che si vede sullo schermo ha funzionato è perché ho costruito con queste idee e pensieri un dialogo personale estremamente privato".

Altro protagonista nell'incontro del cast di Pasolini con la stampa è stato Ninetto Davoli, storico amico di Pasolini, nonché attore dei suoi film. "Pierpaolo non si è fermato mai davanti a nessun ostacolo, nessuno riusciva a distoglierlo se aveva un'idea in testa. La provocatorietà era il suo punto di forza; una provocatorietà che non era violenta ma reale, e questo ha condizionato il pensiero di tanti italiani nei suoi confronti. Pierpaolo amava la vita e aveva tanto da raccontare". 

“Durante i mesi di preparazione del film”, ricorda Abel Ferrara “non ho mai sentito una parola cattiva nei confronti di Pasolini da parte di chi ha lavorato con lui”.

E contro chi in conferenza ha chiesto al regista se il titolo potesse deviare lo spettatore, che si aspetta di vedere raccontata l'intera vita di Pasolini, insorge Davoli dicendo che "per rappresentare tutta la vita di Pierpaolo non sarebbero bastati 10 film".

Presente all'incontro con la stampa la storica amica del regista di Accattone, Adriana Asti, nel film la madre di Pasolini, che racconta: "Appena mi metto a parlare di Pierpaolo mi metto a piangere. Eravamo molto amici e quando Abel mi ha chiesto di fare questa parte pensavo di non farcela però ero troppo coinvolta. Quando ho visto Willem Dafoe sul set ho capito che avevo fatto la scelta giusta" e poi aggiunge su Ferrara "Pierpaolo sul set prendeva un attore e lo faceva diventare il suo personaggio. Abel fa lo stesso perché anche lui ha un grande talento". 

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