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Autore Maria Giorgia Vitale :: 20 Ottobre 2014

In concorso nella sezione Gala al Festival di Roma 2014, è stato presentato "Soul boys of the Western world", il film-documentario di George Hencken, i cui protagonisti sono gli Spandau Ballet, mitica band degli anni '80 che ha incontrato la stampa.

Spandau Ballet

Soul boys of the Western world è il film-documentario della regista George Hencken che ha mostrato una band divenuta celebre nel cuore degli anni '80: gli Spandau Ballet. Gary e Martin Kemp, Steve Norman, John Keeble, Tony Hadley, insieme alla regista, hanno incontrato la stampa.

Una curiosità, quali sono i vostri film preferiti?
Gary Kemp: Arancia meccanica, Nuovo cinema paradiso, Il padrino e anche i primi film di Kubrick.

Come è stato pensato il film?
George Hencken: Ho realizzato un film in cui ci si soffermasse anche sulla loro vita prima del successo. Da dove provengono, le zone in cui sono cresciuti. Ad ispirarmi è stato il film Senna di Asif Kapadia, ma a differenza di questo, in Soul boys of the Western world non muore nessuno! Per realizzare questo film, ho lavorato facendo una ricerca negli archivi, questo ha significato vedere come la band è cresciuta.

Tony Hadley: Ho adorato la prima parte del film perché mostra proprio i luoghi in cui siamo cresciuti, dove ci siamo incontrati e dove tutto è iniziato. Però non è solo un film su di noi, è anche un film su quel preciso decennio che sono gli anni '80. Soul boys of the Western world sarà proiettato nelle sale italiane il 21 e il 22 ottobre, quindi è una straordinaria opportunità per noi e per quel pubblico italiano che ci ha amato e continua a farlo.

Il film è composto da estratti di filmati del passato, anche semplici riprese video nel quotidiano. Come sono stati trovati?
È stato un lavoro di archivio, ci hanno aiutato tutte le persone che erano in possesso di qualsiasi traccia video che potesse testimoniare quel periodo. Per l'Italia, ci ha aiutato Red Ronnie. In questo modo, il film lo vedo come una sorta di caccia al tesoro perché l'impostazione dipende da cosa hai trovato. 

A proposito del pubblico italiano, come lo vedete e come siete stati accolti quando in passato avete fatto qui in Italia dei concerti?
Martin Kemp: Siamo stati amati da subito in Italia. Poi, grazie a Red Ronnie, gli italiani si sono affezionati a noi e alla nostra musica. Gli italiani amano la nostra musica perché c'è molta melodia. Ricordo che qui i fan si sono cresciuti grazie a Mtv. Qui abbiamo incontrato le fan più pazze e di ogni età. 

 

 

Cosa pensate della nuova scena musicale?
Tony Hadley:  La scena musicale attuale è molto buona. La difficoltà è venderla. 

Gary Kemp: Inoltre, negli anni '80, la moda e la musica erano unite e ognuno aveva la propria identità, oggi ci sono troppi profili e nessuno si identifica in un solo genere. 

 

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