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Autore Alessandro Tavola :: 28 Gennaio 2015
Locandina di Italiano medio

Recensione di Italiano medio di Maccio Capatonda, con Herbert Ballerina, Lavinia Longhi, Ruper Sciamenna: Marcello Macchia riesce nel passaggio dal web al cinema con un film libero e completamente distaccato dal panorama comico attuale

Italiano medio porta al cinema Maccio Capatonda (aka Marcello Macchia) e gran parte della sua scuderia, da Herbert Ballerina a Rupert Sciamenna, ed è il risultato è sorprendente ed inusuale.

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Prima di tutto Italiano medio riesce dove Boris – Il film aveva fallito: trasportare sul grande schermo una comicità velenosa e caustica senza che essa cada nella contraddizione del buonismo da commedia.

Rimane stupefacente come, nel passaggio da un fake trailer di due minuti ad una vera pellicola da cento, non un singolo istante venga immolato alla convenzione, al raccordo, o anche semplicemente alla normalità. Col lungometraggio, Maccio Capatonda mantiene il suo stile amatoriale e mette in scena trash e kitsch in un non-stop di (alcuni) vecchi tormentoni e (diverse) novità, non innestando gag in un flusso narrativo, ma ricreando un universo gemello grottesco, esagerato e distorto attraverso una visione spietata del reale.

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Se ciò da un lato può apparire estenuante ed eccessivo, dall’altro porta ad una tensione impietosa capace di mettere in ginocchio: entrambe le anime del protagonista, quella troppo impegnata e quella bellamente menefreghista ed ignorante, ne escono umiliate/umilianti e fradice di ridicolezza amara, descritte e parodiate in egual misura, ripudiate ed inaccettabili, conciliabili solamente nell’amoralità conclusiva.

Nella moltitudine di banalità estremizzate, emerge un’angoscia di fondo che negli incapsulamenti tv e web poteva apparire come azzeccata e che adesso si mostra come un tormento totalizzante: quello di Maccio Capatonda ed Italiano medio non è parodia di maniera, ma sarcasmo da sopravvivenza, viscerale, beffardo quanto cupo, in cui il mix di comicità alta e bassa non trova motivazione nel dover accontentare questo o quel pubblico, ma nel rimanere fedele alle proprie origini, sia nello spirito critico che in quello parodistico, entrambi basati sull’accentuazione e non sulla distrazione.

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Il conflitto inscenato tra serietà e stupidità, tra forza e debolezza, denuda ogni aspetto di entrambe, con ambedue ridotte a stereotipo impersonale; e non si ha un happy ending, ma qualcosa che potrebbe essere definito come un compromise ending, geneticamente pessimista (o semplicemente realista), capace, sotto tutto il bombardamento di calembour e caricature, di trasmettere del puro malessere, dirottando il mood dell’opera, talvolta fin troppo bruscamente e spezzando il ritmo, dal ridere allo scavarsi dentro.

Pellicola onnivora d’assurdità e turbamento, probabilmente con Italiano Medio si ha davanti una frenesia espressiva non ancora del tutto addomesticata, ma anche tutto il necessario per un Fantozzi 2.0 quasi senza rendersene conto, dove ogni cosa è trasformata in base alla mostruosità radicale, protagonista compreso, ed in cui né l’idea di impegno né quella di leggerezza possono cavarsela immacolate.

Trailer di Italiano medio

Voto della redazione: 

3

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