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Autore Rosa Maiuccaro :: 11 Ottobre 2014

In occasione dell’anteprima europea del suo nuovo film "Men, Women & Children" il regista Jason Reitman ha parlato al London Film Festival si è lasciato andare ad una battuta piuttosto infelice per sottolineare le difficoltà dell’adolescenza

Jason Reitman

Dopo il deludente Labour Day, Jason Reitman è tornato dietro la macchina da presa per girare Men, Women & Children, una commedia incentrata sul rapporto dell’umanità con la tecnologia. Il film è stato presentato in anteprima europea al London Film Festival, dove il regista ha commentato: “So che i personaggi dei miei film sono sempre stati un po’ strambi ma paradossalmente la dimensione tecnologica mi è sembrata la più ideale per parlare di rapporti umani e di intimità”. Reitman aveva già affrontato il tema dell’adolescenza in Juno, uscito nel 2007 e diventato un vero cult. “Sono trascorsi sono solo sette anni dall’uscita di Juno e sono scioccato da quanto rapido sia stato il cambiamento della nostra società. Con Juno cercai di catturare i momenti più crudi dell’adolescenza che è senz’altro l’età più difficile da affrontare. Quello che mi ha stupito tornando nelle scuole è come non ci siano più libri ma solo dispositivi. Poi è stato interessante notare come anche noi stessi sul set fossimo così abituati al loro uso”. E rivela un divertente retroscena: “Ho deciso di girare il nascere di nuovi amori a dicembre e i divorzi e le rotture a gennaio”.

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Men, Women & Children è tratto dall’omonimo e controverso romanzo del 2011 di Chad Kultgen che, a quanto sostenuto dalla produttrice, è molto più inquietante e oscuro del film. “Io amo adattare i romanzi. Con questo in particolare è stata una sfida perché dovevo trovare il modo migliore di trasformare quelle parole così astratte in immagini cinematografiche altrettanto incisive. Ho accettato la sfida perché mi sembrava che il romanzo cogliesse in pieno ciò che sta succedendo nelle nostre vite”. E a chi gli chiede cosa sta succedendo secondo lui, risponde: “Credo che sia un momento storico difficile da decifrare. Ci vorranno almeno cinquanta anni per capirlo”. Poi commenta le parole di Ansel Elgort, il protagonista di Colpa delle Stelle, anche lui nel cast del suo film: “Ha ragione quando dice che l'adolescenza è da sempre stata un'età tremenda per tutti perché avere 15 anni è più difficile che affrontare il cancro”. La presenza di Adam Sandler in questo film ha lasciato di stucco qualcuno abituato a vederlo interpretare ruoli completamente diversi. “Ha un talento naturale come narratore. Avevo bisogno di un attore che non fosse solamente bravo ma anche accessibile e non potevo pensare a qualcuno più adatto di lui. Poi è una persona adorabile. Anche quando non era sul set mi chiamava in continuazione per sapere come stavano andando le riprese. Se è vero che ogni regista affida la propria voce ad uno dei personaggi del film, io ho parlato attraverso lui”.

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