Ritratto di Redazione
Autore Redazione :: 30 Novembre 2014

Lars von Trier, “Non so se riuscirò a realizzare nuovi film e ciò mi preoccupa… Non credo che ci sia alcuna opera prodotta da un ex alcolizzato o un ex drogato. Cosa sarebbero i Rolling Stones e Jimi Hendrix senza alcol ed eroina?”

Lars von Trier

Lars von Trier è tra i registi più schizzati nel panorama mondiale del cinema. Le sue ossessioni, così come la comunicazione che lo contraddistingue ormai da anni è zeppa di boutade, luoghi comuni, bizzarrie e stravaganze varie. Naturalmente il regista danese alla fine ha spaccato il pubblico tra sostenitori e detrattori. Questi ultimi è bene che limitino ogni giudizio al comportamento del grande regista, perché la sua opera ha ormai un posto importante nel cinema contemporaneo o almeno degli ultimi vent’anni e basti citare le ultime sue prove da Melancholia a Nymphomaniac. Lars von Trier ha soprattutto scosso la produzione cinematografica da quel torpore che la caratterizzava negli anni novanta, quando non a caso si inventò il celebre Dogma 95. Ma eccolo di nuovo affacciarsi tra le cronache più o meno mondane; in effetti, lui fugge qualsiasi tipo di incontro formale, e non va mai ai festival… l’ultimo fu quello di Cannes, edizione 2011, che lo rifiutò per le sue dichiarazioni a favore di Adolf Hitler.

Il nostro ha dichiarato che i film dipendono dal suo grado di sobrietà, e per farla breve sono tanto più creativi quanto maggiore il tasso di alcol (più di una bottiglia di vodka al giorno… ) e affini! Tanto che sotto lo stimolo di eccitanti von Trier è riuscito a realizzare Dogville (2003) in soli 12 giorni, mentre per Nynphomaniac, da sobrio, ha impiegato 18 mesi…
Le sue dichiarazioni sono passate già per un paio di giornali, il danese Politiken e l’inglese The Guardian. Niente di male se non fosse che nelle affermazioni si accenna anche all’abuso di droghe!

“Non so se riuscirò a realizzare nuovi film e ciò mi preoccupa… Non credo che ci sia alcuna opera prodotta da un ex alcolizzato o un ex drogato. Cosa sarebbero i Rolling Stones e Jimi Hendrix senza alcol ed eroina?”.

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Lars von Trier però è arrivato al limite e, nonostante tema di fare solo brutti film da sobrio, dovrà giocoforza continuare a mettere da parte tutte quelle rovinose sostanze stimolanti e frequentare, per il dovuto sostegno, le varie società anonime che notoriamente supportano i dipendenti da alcol e altri stupefacenti. Forse non sempre riuscire a fare un film in poche ore sotto l’effetto di una droga rispetto a mesi e mesi di duro lavoro alla fine paga…

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Lars von Trier, nonostante le numerose eccentriche uscite, è, come dicevamo, un cineasta culto e di riferimento: sin dagli anni novanta, quando cominciarono a girare i suoi film, come Europa (1991), un bel pugno nello stomaco della visionarietà un po’ sciatta di quegli anni, e molti cinefili scoprirono che aveva già realizzato altri due capolavori nel decennio precedente, vale a dire L’elemento del crimine  (1984) ed Epidemic (1987). Poi la fama e i riconoscimenti con Le onde del destino (1996) che è una specie di consacrazione del manifesto Dogma 95, anche se l’opera di riferimento per quelle controverse dichiarazioni sul realismo è di sicuro Idioti (1998). Prima delle opere già citate vanno ricordati negli anni duemila anche Dancer in the dark (2000) per la straordinaria performance di Björk, Le cinque variazioni (2003), Il grande capo (2006) e Antichrist (2009).

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