Ritratto di Rosa Maiuccaro
Autore Rosa Maiuccaro :: 16 Ottobre 2014

Una delle protagoniste del London Film Festival di quest’anno è Reese Witherspoon che abbiamo incontrato alla presentazione di "Wild", il film da lei interpretato e prodotto basato sull’omonimo best seller della scrittrice americana Cheryl Strayed

Reese Witherspoon

Accompagnata dallo sceneggiatore Nick Hornby e dalla scrittrice Cheryl Strayed, Reese Witherspoon ha sfilato sul red carpet del London Film Festival in occasione della première europea di Wild. Per chi non lo sapesse il film è tratto dall’omonimo best seller della Strayed e racconta il viaggio che la stessa scrittrice ha intrapreso all’età di 26 anni, percorrendo oltre mille miglia per elaborare un grave lutto familiare e il naufragio del suo matrimonio. Nonostante Wild abbia leggermente deluso le aspettative, la star hollywoodiana è stata protagonista di un interessante incontro con la stampa internazionale. L’attrice statunitense ha mostrato un grande entusiasmo per il progetto e non si è scomposta neanche in reazione alle domande più sconvenienti.

Reese, perché hai scelto di produrre ed interpretare Wild?
Mi piaceva moltissimo l’idea di un viaggio intrapreso da una donna in completa solitudine. Mi chiedevo continuamente se io sarei stata capace di un tale coraggio.

Qual è stato l’apporto al film del regista Jean-Marc Vallée?
Avevamo tutti appena visto Dallas Buyers Club ed eravamo rimasti colpiti dalla sua bravura e dalla sua sensibilità nel trattare il tema della sessualità. Si è subito appassionato al progetto e ha messo da parte le riprese di un altro film per cominciare le riprese del nostro.

Hai evidentemente avuto problemi con il pesante zaino per il viaggio.
Sì, Jean-Marc voleva che non avessi alcun tipo di esperienza e quindi sul set ho impiegato quasi due ore per alzarmi con lo zaino in spalla.  Tutti i “fuck” che sentite nel film non erano scritti sulla sceneggiatura!

Che tipo di rapporto hai instaurato con Cheryl Strayed?
Ero molto intimorita dall’idea di averla sul set ma poi siamo diventate amiche ed è stata una presenza molto incoraggiante. Abbiamo trascorso molto tempo insieme e ci siamo aperte parlando di cose veramente personali che raramente mi capita di condividere.

[Leggi anche: Il trailer di Wild di Jean-Marc Vallée]

Come hai percepito tu la durezza della sua storia?
È il ruolo più difficile che abbia mai interpretato e non solo da un punto di vista fisico. Le scene di sesso mi terrorizzavano, mi sentivo veramente in imbarazzo per non aver mai sperimentato niente del genere prima.

Che cos’ha di diverso questo ruolo dagli altri?
Si tratta di un film molto personale e non l’ho scoperto finché non ci sono stata dentro. È diventato pian piano un percorso sempre più intimo. Subito dopo le riprese ho avuto la conversazione telefonica con mia madre più profonda della mia vita. Poi mi piaceva l’idea di un film con un happy ending e al contempo con una donna senza un uomo, senza soldi e senza prospettive. È un film e un libro dedicato a noi donne, a come fin da bambine ci venga inflitto un senso di paura e vergogna. Eppure neanche per una volta ho intravisto in Cheryl quella paura, merito del suo coraggio e del modo libero in cui ha scelto di vivere la sua vita.

Trattandosi di una storia di redenzione, come giudichi il tuo comportamento in merito all’arresto di qualche tempo fa?
Quell’esperienza mi ha aiutata a crescere, mi sono sentita veramente male perché è stato un momento in cui le persone hanno pensato che non fossi quella che pensavano. Il pubblico si fa un’idea di noi in base a come i media ci rappresentano. Ci sono cose che nessuno sa di quell’episodio ma sono un essere umano e ammetto di aver commesso un errore. L’unica cosa che posso fare è scusarmi e migliorarmi.

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