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Autore Rosa Maiuccaro :: 19 Ottobre 2014

Entusiasti della standing ovation ricevuta dal pubblico del London Film Festival, il regista di "Whiplash" Damien Chazelle e i protagonisti J. K. Simmons e Miles Teller ci hanno svelato i segreti del successo del film

Miles Teller e J. K. Simmons

Dopo gli elogi ricevuti in seguito alla presentazione al Sundance Film Festival, Whiplash è stato il film più applaudito dal pubblico e dalla critica del London Film Festival. Dopo aver impressionato in The Spectacular Now, il giovane talento emergente Miles Teller è protagonista di una performance che potrebbe definitivamente consacrarlo come nuova stella del firmamento hollywoodiano mentre J.K.Simmons conferma lo stato di grazia della sua prestigiosa carriera. Whiplash, prodotto da Jason Reitman, è uno dei film più belli dell’anno non soltanto perché racconta la storia del sogno di un ragazzo che suona la batteria come se fosse una questione di vita o di morte ma perché nel mezzo c’è il confronto con un mentore che usa la paura come motivazione. Insieme al regista Damien Chazelle, i due interpreti ci hanno raccontato come si realizza un film così brillante in soli 19 giorni di riprese.  

Damien, che tipo di film è Whiplash?
D. Chazelle: Oserei dire che è fin troppo personale. Io stesso, infatti, sono stato un batterista jazz e ho studiato in una scuola molto prestigiosa. Mi interessava raccontare la paura dell’insuccesso ma anche un’arte che non è solamente liberatoria come la intendono molte persone. I musicisti di successo si esercitano, infatti, con una disciplina quasi militare.

J. K. come descriveresti il professore Fletcher?
J. K. Simmons: Fletcher è mosso da una grande passione per la musica, è un individualista e un perfezionista. Purtroppo non contempla i danni che il suo metodo può arrecare alla mente e all’animo umano.

Miles, sembri molto a tuo agio nei panni di Andrew.
M. Teller: Sono nato in una famiglia di musicisti. Io stesso ho sempre suonato la batteria con i miei amici ma non avevo mai preso lezioni. Per arrivare al livello del film ho studiato quattro ore al giorno. In comune abbiamo la stessa passione e determinazione.

Che cosa ti ha spinto a intraprendere la carriera d’attore?
M. Teller: Quando ho iniziato a studiare recitazione ero circondato dalle foto di Marlon Brando, Al Pacino e De Niro. Provo ad entrare in un mondo che rispetto.

[LEGGI ANCHE La recensione di Quel momento imbarazzante con Miles Teller]

C’è stato anche spazio per l’improvvisazione sul set?

D. Chazelle: Naturalmente diventa molto difficile improvvisare quando si hanno solo 19 giorni di riprese a disposizione. Ho cercato comunque di lasciargli il modo di esprimersi al massimo delle loro possibilità.

J. K. Simmons: Per me è stato essenziale avere la libertà di muovermi in un universo già ben delineato da un’ottima sceneggiatura.

Che rapporti avete avuto con i vostri insegnanti?
D. Chazelle: Fletcher non è un personaggio veramente esistito. L’ho immaginato traendo ispirazione dal leader della mia band e da quelli che erano più bravi di me.

J. K. Simmons: Io sono stato sempre molto fortunato con i mentori perché ho trovato sempre persone molto gentili e garbate sul mio percorso. Poi non rispondo molto bene a chi usa la paura come motivazione. Nel cinema mi ispira il creatore del progetto e in questo caso Damien.

M. Teller: Da ragazzino avevo un professore di pianoforte piuttosto duro, ma di diventare un pianista non me ne fregava niente e quindi ho semplicemente smesso di andare a lezione!

Pur essendo un film sulla musica, Whiplash sembra quasi un film sulla boxe.
D. Chazelle: Sì, è vero. Ho subito collegato il lavoro fisico di un musicista a quello di un pugile. "Rabbia" era la parola chiave. Poi ho visto tanti biopic, ma il mio obiettivo era ideare un personaggio quasi shakespeariano. Volevo che il pubblico si chiedesse: “A che prezzo si diventa grandi?”.

M. Teller: Infatti, Damien mi ha dato una copia in DVD di Toro Scatenato e ho preso molto ispirazione dalla forza di De Niro in quel film.

Damien, che cosa ne è della scena musicale jazz oggi?
D. Chazelle: Il jazz oggi è stato marginalizzato ma c’è stato un tempo in cui i musicisti jazz erano delle celebrità. Un’era romantica, un mondo integro, che ho cercato di omaggiare nel mio film.

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