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Autore Silvia Ricciardi :: 19 Agosto 2015

Quali sono i lungometraggi preferiti da uno dei più grandi registi europei quale Ingmar Bergman? Scopriamolo insieme

Ingmar Bergman

Il maestro svedese Ingmar Bergman, come molti altri registi importanti, aveva una miriade di riferimenti, tra grandi opere classiche e film contemporanei. In questa lista suggerita da Film Stage si è preferito ricavare i titoli direttamente dalle sue interviste, in modo da esser sicuri che le sue scelte corrispondessero a una vera e propra conoscenza e meditazione dell'opera indicata, magari spesso utilizzata come fonte di ispirazione su un set.

Iniziamo con una citazione che riguarda Victor Sjöström, altro grande maestro del cinema svedese, ed in particolare le due opere più conosciute e importanti della sua filmografia: The outlaw and his wife (Il fuorilegge e sua moglie)  del 1918 e Il carretto fantasma (1921): "Cercando di conoscere Sjöström prima attraverso i suoi film e dopo di persona, fu per me una tremenda esperienza personale. Tutto cominciò molto presto, quando avevo appena 12, 13 anni con Il carretto fantasma. Fui davvero impressionato in maniera profonda dal film. Non che compredessi il film, piuttosto rimasi scioccato dalla sua potenza cinematografica. Fu un'asperienza emozionale incredibile e tante scene e sequenze hanno avuto su di me un impatto eccezionale".

Passiamo a un altro grande maestro, Friedrich W. Murnau, uno dei padri dell'Espressionismo tedesco. Bergman in questo caso fa riferimento a suoi capolavori come L'ultima risata (1924), Faust (1926), Aurora (1927): "Credo di aver avuto una certa debolezza per alcuni film muti della seconda metà degli anni venti, prima che il cinema fosse infettato dal sonoro. A quel tempo il cinema stava creando il suo linguaggio. C'erano Murnau e il suo L'ultima risata con Emil Jannings, un film narrato esclusivamente attraverso le immagini, con uno straordinario dinamismo e fantastica sensualità nelle sue scelte visionarie, dirette superbamente. Dopo, Murnau diresse Faust e l'altro suo capolavoro, Aurora. Tre opere stupefacenti che ci confermano il fatto che Murnau - nello stesso periodo di Stroheim a Hollywood - era completamente coinvolto nella creazione di un linguaggio originale ed autonomo. Ho molti registi tra i miei favoriti, in quel periodo".

Passando al cinema dell'Estremo Oriente, Bergman cita Rashomon del maestro giapponese Akira Kurosawa. Datato 1950, il film di genere drammatico epico è basato sul racconto Nel bosco scritto da Akutagawa. Caratteristica preponderante del lungometraggio è l’assoluto nichilismo che l’autore stesso ha cercato di smorzare introducendo un finale non presente nel racconto. Il nichilismo si esprime attraverso le narrazioni ad opera dei personaggi del film, quali il bandito Tajōmaru, la moglie del samurai, la vittima e il boscaiolo senza nome, che si concentrano tutte sull’uccisione di un samurai per mano di un brigante, uno dei narratori dell’evento.

Bergman in questo caso sostiene che Kurosawa è uno dei pochi registi a non rifare se stesso, come Fellini, Tarkovskij...

Sempre datato 1950, in ambito hollywodiano, Bergman cita il film drammatico diretto da Billy Wilder, Sunset Boulevard, in italiano Viale del tramonto. Il noir dalle tinte fortemente drammatiche vede come protagonisti William Holden, Gloria Swanson ed il regista Erich von Stroheim. Il film si aggiudicò ben 11 nominations agli Oscar, vincendo ben tre delle ambite statuette per Miglior sceneggiatura originale, Miglior scenografia e Miglior colonna sonora. Incentrato sul divismo e sul cinema del passato, il film offre spunti di riflessione sullo star system hollywoodiano, portando avanti una ferrea critica proprio contro il mondo propinato da Hollywood.

Non poteva mancare tra le citazioni dei classici anche Il Circo, il malinconico capolavoro di Charlie Chaplin del 1928. Curiosità vuole che Bergman guardasse il film chapliniano ogni anno per il suo compleanno! Diretto, prodotto ed ovviamente interpretato dal genio Charlie Chaplin, Il Circo valse al poliedrico attore l’Oscar alla carriera nella prima edizione degli stessi con la seguente motivazione "per la versatilità ed il genio nella recitazione, sceneggiatura, regia e produzione". Per lo stesso film Chaplin ottenne una nomination agli Oscar come Miglior attore, ma l’Academy lo escluse dalla competizione perché potesse ricevere, appunto, il premio speciale.

Infine, come già detto, Bergman guardava tutto, film del passato, ma anche film a lui contemporanei. Tra i suoi film preferiti: Traffic (2000) di Steven Soderbergh, American Beauty (1999) di Sam Mendes, Magnolia (1998) di Paul Thomas Anderson, Festen - Festa in famiglia (1998) di Thomas Vintenberg, Fucking Åmål - Il coraggio di amare (1998) di Lukas Moodysson.

"Tra i registi di oggi, naturalmente stimo Steven Spielberg, Martin Scorsese e Francis Ford Coppola, anche se quest'ultimo sembra aver smesso di fare film. Poi Steve Soderbergh, tutti hanno qualcosa da dire, sono appassionati, hanno un modo idealistico di realizzare il film. Traffic di Soderbergh è fantastico. Un altro  paio di esempi della forza del cinema americano viene da American Beauty e Magnolia".

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