Ritratto di Marco Rovaris
Autore Marco Rovaris :: 8 Gennaio 2015

Il grande Michael Mann torna nei cinema nel 2015 con il thriller "Blackhat", che mischia società del controllo e azione come ai vecchi tempi: in questo speciale behind-the-scenes il regista è alle prese con mirabolanti sequenze sul set da non perdere

Michael Mann

Michael Mann sta per tornare nelle sale dopo sei anni con Blackhat, thriller che guarda ai pericoli e al potere della rete dei giorni nostri: "Oggi è come se ci fosse quasi una sorta di esoscheletro al di sopra dello strato terrestre nel quale noi pensiamo che le nostre esistenze si svolgano sulla Terra, e tutto questo è fatto da interconnessioni e dati. Noi è come se nuotassimo al suo interno e ogni cosa è completamente permeabile, vulnerabile e accessibile. E se qualcosa non è ancora stata bersagliata è solo perché qualcuno non se ne è ancora preoccupato", queste le parole del regista al New York Times circa il suo ultimo lavoro.

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Nel video si può ammirare un behind-the-scenes di 16 minuti che vede Mann alle prese con sequenze d'azione di cui il regista è un noto esperto, in location che includono Chai Wan, Hong Kong, Perak e Jakarta. All'inizio del film, tra l'altro, si potrà assistere alla realizzazione sullo schermo del viaggio informatico di codici attraverso i network, con luci, griglie e riprese fittizie rovesciate dell'azionamento di un tasto, tutto con l'aiuto di Qualcomm. Chiaramente Mann sa che si tratta di finzione, dal momento che, se un metallo conduttore ha un surplus di elettroni o simili, non cambia colore: "Dovevo mostrarlo in qualche modo, non volevo usare dei motocicli come in Tron".

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Il ritorno del maestro dell'azione è atteso da molti anche a seguito delle sue dichiarazioni sull'evoluzione del cinema che il regista rilasciò in tempi recenti in un'intervista italiana a Repubblica: "Avrei voluto fare più film, ma ho bisogno di sentirmi motivato e non succede spesso. Non riuscirei a raccontare una storia se non fossi il primo a crederci, ad appassionarmi e le passioni non sono facili da provare. Inoltre, quando scrivo anche la sceneggiatura, ho bisogno di molto tempo, devo essere sicuro di quello che faccio, ci sono storie, come quella di Insider ad esempio, in cui non si può sbagliare neanche un dettaglio. In ogni caso, produttore o autore, sono sempre dentro il cinema. Il cinema è finzione, alla base di un film c’è l’immaginazione, ma perché il pubblico ti segua il confronto con la realtà deve essere costante, bisogna sapere com’è davvero una caserma, una prigione, una palestra, una casa del sud, un loft. Ma non è solo questo, la ricerca non tocca solo scenografia e costumi. Se devi trasportare gli attori negli anni Settanta - e tornare indietro è sempre affascinante - è necessario verificare come si vivevano i rapporti, come un uomo si avvicinava ad una donna, entrare nel linguaggio, delle emozioni, dei sentimenti. Che sono eterni, ma cambia il modo di esprimerli".

Dietro le quinte di "Blackhat"

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